Gioco
Le vittime del Rio Ardenza «Una casa non in regola»
I consulenti hanno analizzato le pratiche edilizie delle quattro abitazioni Solo per via della Fontanella è emersa una difformità di due metri
LIVORNO. C’è una sola irregolarità, penalmente non rilevante, nelle quattro abitazioni nella quali vivevano le persone travolte dalla piena del rio Ardenza e dei suo affluenti e riguarda l’abitazione di via della Fontanella dove ha perso la vita Raimondo Frattali.
Secondo i consulenti della procura, infatti, «da un’analisi delle pratiche edilizie per l’immobile, si è rilevata una difformità rispetto alle norme previste dal Regio Decreto 523/1904, consistente nella inosservanza della distanza minima di 10 metri (è a otto) dal rio Forcone. Se fosse stata osservata tale norma – è la conclusione degli esperti – l’edificio non avrebbe avuto i necessari requisiti per poter richiedere la variazione di destinazione d’uso. In tal caso la probabilità che i suddetti locali fossero occupati durante l’evento alluvionale si sarebbe ridotta sensibilmente».
Quella notte maledetta la vittima insieme ad altri parenti (moglie, figlia e genero) si trovava all’interno della propria abitazione. «L’onda di piena – è la ricostruzione – dopo aver abbattuto il muro di recinzione della proprietà ha sfondato gli infissi e invaso l’abitazione. E mentre i componenti della famiglia si sono messi in salvo uscendo da una finestra e salendo sul tetto», Frattali è rimasto prigioniero all’interno dell’abitazione.
martina bechini
Martina Bechini insieme al marito abitava in un appartamento al piano terra in via Garzelli. I due giovani sono stati trascinati via dall’onda di piena: Filippo Meschini è riuscito miracolosamente a salvarsi: recuperato a due chilometri di distanza dall’abitazione mentre la moglie è stata trovata il giorno seguente a pochi passi dalla rotonda di Ardenza. «Il Fosso di Valle Corsa – è la ricostruzione – è tombato nel tratto a valle di via San Martino, forse per fare posto all’urbanizzazione di Collinaia. Per comprendere qual è stato il ruolo del tombamento nell’evento occorrerebbero verifiche idrauliche di dettaglio. Tuttavia, sulla base di quanto analizzato nella presente relazione, risulterebbe un contributo non trascurabile nell’allagamento della zona considerata dove si trova l’abitazione».
Roberto Vestuti
Dalle testimonianze risulta che Roberto Vestuti, prima di andare a dormire, sia sceso nella taverna della casae che la moglie, dopo poco, abbia sentito un boato prodotto dall’acqua che aveva sfondato gli infissi. «Non è noto – per i consulenti – l’orario in cui si colloca la testimonianza. Si ritiene tuttavia che l’allagamento della taverna di via di Sant’Alò 6 sia da attribuirsi al fosso del Molino Nuovo, affluente di sinistra del Rio Ardenza».
Gianfranco Tampucci
Dai racconti dei testimoni risulta che Gianfranco Tampucci verso le 3. 30 del 10 settembre sia uscito dall’abitazione di via di Sant’Alò 5 per andare a liberare il cane legato a una struttura coperta in lamiera in un terreno lato fiume sul retro dell’abitazione, i cui resti sono stati ritrovati a duecento metri di distanza. Da quel momento il Tampucci non è più rientrato a casa.
«È probabile – spiegano i consulenti – che già un’ora prima il rio Ardenza abbia iniziato a esondare e che l’area in questione fosse già percorsa da flussi di esondazione. Tenendo conto poi dell’oscurità, si sono verificate le condizioni fatali per il Tampucci, il cui corpo è stato trovato intorno alle 11 di martedì 12 settembre all’interno della sede della polizia provinciale, all’inizio di via Garzelli, a pochi metri di distanza dall’argine del Rio Ardenza». —
Federico Lazzotti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
