Gioco
Il leone di S. Marco piega la testa al degrado la porta, un tempo con museo, è fatiscente
Il Comune ha ristrutturato l’ingresso ma gli edifici sono transennati e pericolanti. Oggi cerimonia per la Difesa del 1849
Pascoli ieri e un writer oggi condensano il passato e il presente di S. Marco, unico quartiere in Toscana che ebbe il coraggio di ribellarsi agli austriaci. Nel giorno delle celebrazioni per i 170 anni dalla Difesa di Livorno (10 e 11 maggio 1849), all’inizio di via Galilei, che porta alle strade delle barricate risorgimentali, un artista di strada ha riportato con un graffito la poesia “Il Pesco” di Pascoli: “Penso a Livorno, a un vecchio cimitero di vecchi morti; ove a dormir con essi niuno più scende; sempre chiuso; nero d'alti cipressi”. Il simbolo di una decadenza che si trova anche poco più in là, in piazza XI Maggio, dove si svolse la resistenza dei livornesi di San Marco contro gli austriaci. Siamo di fronte alla Porta, eretta nel 1840 come barriera daziaria, che stamani, grazie al Comitato livornese per la promozione dei valori risorgimentali e a tanti bambini, dimenticherà (almeno per un giorno) le pessime condizioni in cui versano gli edifici laterali della Porta. Senza dimenticare che nella stessa piazza c’è pure una stazione Leopolda (costruita sempre nel 1840) che ora è fatiscente, piena di rifiuti e luogo di spaccio anche alle 15 del pomeriggio (ieri all’ingresso c’era un acquirente intento a cercare tra i rovi una bustina che gli era stata lasciata poco prima da uno spacciatore). Eppure questo è il biglietto di ingresso alla città perché poco lontano da qui c’era la “barriera d’acqua” dove ora arrivano traghetti e turisti.
Ma, nel giorno delle celebrazioni dei valori del Risorgimento, torniamo con lo sguardo sul varco S. Marco. L’amministrazione comunale ha restaurato di recente la porta. Il resto presenta una lunga serie di criticità: dal piazzale di fronte al Leone con l’erba che a volte non viene neppure tagliata alla pavimentazione sconnessa. Un cartello stradale è crollato e uno turistico è finito quasi in terra. Sulle pareti, e anche a far compagnia al Leone, ci sono cespugli nati da terra e semi che si sono insinuati nelle bozze di pietra lorenese.
Questo si vede se siamo dalla parte della stazione . Dall’altra parte, verso la scuola Micheli, c’è l’accesso agli edifici a lato della porta, arrivo un tempo della “stazioncina” che portava verso il centro. A ricordare che c’erano mezzi in movimento sono colonne e grandi rosoni di ferro con un pezzo di copertura adornata di riccioli e decorazioni a forma di fiori. Se il metallo ha resistito, non hanno fatto altrettanto i locali sottostanti che hanno dovuto subire incursioni di vandali e l’azione della pioggia che ha reso pericolante l’edificio, ora transennato e imbrattato di scritte. Fu proprio per il tetto non più stabile che circa 30 anni fa il piccolo Museo del Risorgimento dovette “togliere le tende”. E da allora il degrado ha fatto il resto. Ma il Comitato, come spiegano Silvia e Nedo Ghelardi, non si arrende e ha chiesto più volte il recupero della porta. Insieme al quartiere che, con spirito garibaldino ancora non sopito, ha scritto “Piazza XI Maggio patrimonio del popolo livornese”. —
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