Gioco
Un’occupante: «Vivevamo fra ubriachi e spacciatori»
Parla una mamma, Touria Siano «Mi sono trasferita a Livorno per disperazione, ma da lì dentro ho provato a scappare. C’erano pure risse e prostitute»
LIVORNO. «Dal Palazzo del Picchetto ho provato anche a scappare, chiedendo aiuto alla Caritas. Ma poi ci sono dovuta tornare, perché l’alternativa era finire in mezzo a una strada. Là dentro era l’inferno, fra violenza, spacciatori, ubriachi e prostitute. Avevo tanta paura».
A parlare è Touria Siano, giovane marocchina, madre di una bambina di quattro anni. La donna, che poche ore dopo lo sgombero del Picchetto si è rifugiata a casa di un’amica, ieri pomeriggio ha trovato alloggio in un affittacamere di via Mentana a spese della Misericordia. Ma ogni giorno, per dormire sotto un tetto, deve pregare qualcuno affinché la ospiti. «Sono arrivata in Italia nel 2005 con un regolare permesso di soggiorno – dice – e il mio ex marito all’epoca viveva in una casa popolare a Barga, in provincia di Lucca. Io facevo la badante, poi sono rimasta incinta, è arrivata la crisi e ho perso il lavoro. Mi sono separata e ho ottenuto un piccolo monolocale abitandoci con mia figlia maggiore, che ora ha 13 anni ed è dovuta tornare in Africa».
Quando è rimasta incinta della sua seconda bambina, che abita con lei e ha quattro anni, Touria ha avuto un problema di salute e ha dovuto raggiungere la sorella in Germania. «Quando sono tornata a Barga – racconta – ho trovato l’appartamento chiuso. Ho protestato, chiedendone conto all’azienda per l’edilizia popolare, ma mi hanno detto che me ne ero andata via e non ne avevo più diritto. Allora ho deciso che pur di avere un tetto avrei occupato l’ex Picchetto, a Livorno. Sono venuta qui solo per questo. Il mio secondo ex marito, il padre della mia figlia piccola, lavora. Siamo disposti a pagare qualcosa pur di avere un tetto sotto il quale dormire».
La giovane mamma è fra le poche persone che non ha ancora ottenuto una sistemazione. Ieri è andata a chiedere aiuto prima al Cesdi – il Centro servizi donne immigrate – poi alla Misericordia di via Verdi, che provvisoriamente la ospita in un affittacamere di via Mentana. A pochi metri, fra l’altro, da un’altra casa occupata da un anno, con i residenti che hanno fatto un esposto ai carabinieri chiedendo che venga liberata. «Non sappiamo neanche chi sia il proprietario – dice un abitante dello stabile, al civico 143 – e abbiamo paura».
Oggi, invece, Touria andrà in Comune a chiudere aiuto. Spera che le venga assegnato un alloggio. Come ad Anna, una signora dell’Est Europa che per un mese sarà ospite della Misericordia di via Verdi. «Ho un figlio minorenne, mi hanno dato una stanzina, sicuramente è meglio che vivere in mezzo a una strada – dice – ma al Palazzo del Picchetto io non stavo male. La camera era più grande, non mi potevo lamentare». —
S.T.
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