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Sgomberati dal Picchetto con il figlio di quattro mesi «Siamo senza lavoro, finiremo in strada»
Il bimbo di Miguel e Katherine ha sempre vissuto nel palazzo occupato. Saranno ospiti all’hotel Giappone fino al 20 maggio
LIVORNO. Hanno lasciato il Picchetto in lacrime, spingendo una culla. Dentro c’era il loro bimbo di quattro mesi. Ha vissuto sempre lì, da quando è nato in viale Alfieri. In mezzo al degrado e allo spaccio. Fra risse e violenza. Suo padre, ogni sera, rientrava nell’ex caserma occupata abusivamente solo con qualche spicciolo. Era il frutto dei lavoretti di fortuna. Ieri mattina, ad esempio, consegnava dei volantini in via de Larderel. E chissà quanto (poco) ha guadagnato. «Non sappiamo cosa fare – dicono i due genitori, Miguel Quiros e la moglie Katherine Pamela Quiros Alvarez – perché dal 20 maggio finiremo in mezzo a una strada».
La coppia peruviana, insieme al loro bambino, è fra le 91 persone sgomberate dal Palazzo del Picchetto, l’edificio fra via del Pantalone e piazza Guerrazzi occupato da tre anni che martedì è stato liberato da polizia, carabinieri, guardia di finanza e vigili urbani dopo l’ordinanza di sequestro preventivo firmata a San Valentino dal gip del Tribunale di Livorno, Marco Sacquegna, su richiesta della pubblico ministero Ezia Mancusi. Nell’inchiesta figurano 48 persone indagate per invasione di terreni o edifici e deturpamento e imbrattamento di cose altrui. L’indagine parallela, invece, si concentra sul racket: all’interno dello stabile, infatti, «un nomade chiedeva 550 euro per una camera, una tantum. Era il prezzo per vivere al Picchetto», ha rivelato un sessantenne marocchino subito dopo lo sgombero, chiedendo l’anonimato per paura di ritorsioni. Le sue parole sono comunque confermate dalle indagini della procura.
«Noi eravamo ospiti di un’amica – rivela Miguel Quiros – e non pagavamo. Lei credo di sì. Lo spaccio? Sentivo questi discorsi, ma io appena rientravo mi chiudevo in camera con la mia famiglia. Probabilmente chi spacciava ha avuto una soffiata ed è fuggito prima del blitz, di cui noi invece non sapevamo nulla». Sua moglie è disperata. «Abbiamo bisogno di un lavoro, lo chiediamo solo per nostro figlio. Non può finire in mezzo a una strada». La coppia, fino al 20 maggio, rimarrà ospite a spese del Comune all’hotel Giappone, in via Grande. Poi arriverà il check-out definitivo, che per loro rischia di essere la strada.
Mancano meno di due settimane. E Miguel, continuando a consegnare i volantini, non riuscirà certo a mantenere moglie e figlia. Ieri mattina la moglie è stata ascoltata da un avvocato, a cui ha chiesto aiuto per trovare al più presto una sistemazione. Ma ancora nulla. E il 20 maggio, per la coppia sudamericana e la loro neonata, si avvicina pericolosamente.
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