Il Tirreno

Livorno

Un morto e otto feriti sulla nave Urania, chiesto il processo per quattro indagati

Federico Lazzotti
Un morto e otto feriti sulla nave Urania, chiesto il processo per quattro indagati

Livorno, l’accusa è omicidio colposo, per la Procura non sono state rispettate le normative in materia di sicurezza sul lavoro durante le riparazioni

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LIVORNO. L’acqua a bordo comincia a entrare da un’infiltrazione che si aperta in una delle eliche di poppa. La nave oceanografica Urania – sistemata all’interno del bacino galleggiante Mediterraneo per alcuni lavori di manutenzione e pronta per essere trasferita al cantiere Montano per l’allestimento definitivo – sbanda una prima volta a sinistra. A questo punto alcuni dei puntelli in legno che la tengono in equilibrio saltano.

A poco o nulla – dicono i consulenti della Procura – servono le tre zavorre mobili da ottocento chili ciascuna posizionate a bordo per mantenere la nave in equilibrio. Anche perché nei minuti che seguono il manifestarsi del problema vengono prese «una serie di decisioni sbagliate rispetto alle normative in fatto di sicurezza sul lavoro» che hanno causato la tragedia avvenuta poco prima delle 19 del 25 agosto 2015.

Il marittimo morto, ingoiato dalla bestia d’acciaio che si è poi piegata su un fianco, si chiamava Gabriele Petrone, aveva 38 anni, era originario di Mugnano, nel napoletano, e faceva l’elettricista. Altri otto colleghi volati giù per trenta metri sono rimasti feriti: Crocifisso Incorvaia, operaio motorista, ha subito la frattura della tibia, quella di alcune costole e la lussazione della spalla, Paolo Giacolone, direttore di macchina, ferite al gomito, una contusione sacrale e un disturbo post traumatico da stress, Costangioara Radu, l’infrazione della clavicola, Tobia Schiano la frattura delle costole, Pietro Ciano quella del perone e un disturbo d’ansia, Biagio Vorzillo un brutto trauma cranico come il collega Vincenzo Viscovo. Infine Antonio Costanzo, primo ufficiale di coperta, un disturbo post traumatico da stress.

La pubblico ministero Antonella Tenerani, a distanza di quasi quattro anni dalla tragedia, ha chiesto il processo per quattro indagati (all’inizio erano state quattordici le persone raggiunte da un avviso di garanzia). L’accusa per tutti è di omicidio colposo e lesioni colpose. Si tratta di Massimo De Lauro, in qualità di rappresentante della Sopramar, società proprietaria dell’Urania, Emanuele Gentile, comandante della nave, Claudio Vesciano, preposto della Lusben, la società di Azimu Benetti addetta alle operazioni di alaggio e varo e Leonardo Acciarri, il progettista dei lavori a bordo.

In particolare – si legge nel capo d’imputazione – nel momento in cui l’Urania ha manifestato i primi problemi «veniva deciso l’alaggio immediato anziché consentire il completamento del varo e la rivalutazione del piano di taccaggio in funzione di un nuovo alaggio». In altre parole, vista la brutta parata l’Urania avrebbe dovuto essere messa in mare e successivamente riportata in bacino.

E in ogni caso, il comandante e l’armatore avrebbero dovuto in questa fase «ordinare lo sbarco di tutti i presenti a bordo nel corso delle operazioni di alaggio successive alla scoperta delle infiltrazioni», inoltre hanno «ordinato e comunque consentito l’imbarco di tre fusti di zavorra e il loro stivaggio in coperta, peraltro privi di rizzaggio», quindi non fissati. Per quello che riguarda il rappresentante della Lusben, la società che stava effettuando i lavori sull’Urania, l’accusa è di aver omesso «l’infiltrazione d’acqua dall’elica, nonché della ritenuta necessità di interrompere il varo e provvedere all’alaggio immediato, prendendo tale decisione operativa, anziché imporre d i portare a termine il varo e far ripristinare in sicurezza un nuovo piano di taccaggio». Infine il progettista Acciarri, «errava nel calcolo del baricentro trasversale della nave», l’errore iniziale che avrebbe innescato poi la tragedia.

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