Gioco
«Sos casa, lavoro e sanità» Candidati in casa del vescovo
Giusti: c’è qualcosa di demoniaco se per l’ospedale dovremo aspettare 10 anni «Serve semplificazione e bisogna far tesoro di tutta questa passione civica»
LIVORNO. «Lasciatemelo dire da vescovo: c’è qualcosa di demoniaco se dovremo aspettare altri dieci anni per aver l’ospedale nuovo, e solo se tutto fila liscio. Non solo: se ho fatto bene i conti, i costi di realizzazione della struttura sono a 4.200 euro al metro quadro, roba che neanche una villa a Forte dei Marmi. Di più: 700mila euro per lo studio di fattibilità sono così tanti che mi vien voglia di rimettermi a fare l’architetto…». Il vescovo Simone Giusti è stato zitto in un angolo nelle due ore e mezzo in cui il microfono è rimbalzato fra i nove candidati sindaco all’incontro in vescovado promosso dall’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro, insieme a Mcl, Acli e Ucid.
Ma lo scossone vuol darlo: sotto il segno della semplificazione per poter creare lavoro e, aggiunge stavolta, «facendo tesoro di tutta questa passione civica». Lo dice riferendosi alla sala stracolma e al fatto che non manca nessuno dei candidati in lizza: Stella Sorgente (M5s), Luca Salvetti (centrosinistra), Andrea Romiti (centrodestra), Marco Bruciati (Bl-Pap), Marco Cannito (Città Diversa e La Sinistra), Carina Vitulano (area Pizzarotti), Ina Dhimgjini (Livorno su misura), Luigi Moggia (Pci) e Barbara La Comba (Per Livorno Insieme).
In realtà, per permettere quattro giri fra i nove candidati i tempi sono contingentatissimi ed è forse questo a impedire che spesso non si vada oltre quello che, quando non c’era altro da poter mettere nel menù, i vecchi sindacalisti chiamavano la regola dell’“occorre, bisogna, necessita”. Una serie di petizioni di principio e poco altro sui tre temi chiave di casa, lavoro e sanità.
Sanità. Per Cannito sull’ospedale non si può perdere altro tempo e La Comba teme che i soldi per l’ospedale debbano ancora esser trovati mediante vendite immobiliari, Sorgente ricorda che l’accordo con la Regione c’era ma è stato Rossi a farlo slittare mentre Romiti rimprovera al governatore di voler ridurre Livorno a «un semplice mega-pronto soccorso». Salvetti: la destra è ingenerosa con la sanità livornese che ha «grandi eccellenze da valorizzare» e, se Dhimgjini segnala che «una pesante riorganizzazione l’abbiamo già subita», a Moggia non va giù il fatto che la sanità pubblica si inchini ai privati, Vitulano vede «Livorno messa da parte nella maxi-Asl» e Bruciati invita a smetterla con l’idea di farne una bega da scontro politico.
Lavoro. Vitulano invita a puntare sul turismo «culturale e sportivo», per Dhimgjini serve «un programma operativo locale» e La Comba insiste sullo sblocco dei bacini e delle bonifiche. Salvetti dice che nel nuovo Prg mancano aree per insediamenti produttivi, per Romiti serve «un’amministrazione efficiente e un porto senza clientele». Porto al primo posto anche per Sorgente fra zona franca e Darsena Europa light. Quest’ultimo è un tassello chiave anche per Moggia (in tandem con lo scavalco verso l’interporto) mentre Bruciati, oltre a cultura e sport, vede la valorizzazione dei fossi per il turismo.
Casa. Salvetti fa una proposta: il canone concessorio resta in mano a Casalp per pagare le manutenzioni. Sorgente invece segnala che Casalp andrà a caccia dei 13,5 milioni di morosità facendo partire le prime 100 decadenze. Co-housing, è la ricetta di La Comba che lamenta il crollo delle quotazioni immobiliari del centro. Co-housing, ripete Bruciati insistendo anche sulle abitazioni da recuperare. Qualcosa del genere vale anche per Vitulano («magari scontando l’autorecupero dall’affitto»). Romiti squaderna per le case popolari il solito «prima gli italiani» e, se per Moggia c’è da ampliare il numero delle abitazioni Casalp, Cannito ricorda che bisogna sveltire l’assegnazione dei 252 alloggi pubblici vuoti. —
M.Z.
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