Gioco
«Per i piccoli centri sarebbe restato solo il ruolo di sorveglianza»
LIVORNO. Tra le associazioni che come l’Arci hanno deciso di disertare il nuovo bando, emanato dalle prefetture ma strutturato su base nazionale, c’è anche il Cesdi, Centro Servizi Donne Immigrate. Come associazione e cooperativa il Cesdi lavora da molti anni con le donne straniere ma sul fronte dell’accoglienza anche con gli uomini. Prima dell’”esodo” dovuto alla non partecipazione al bando e alla conseguente perdita della gestione dell’accoglienza, ossia fino a ieri, Cesdi si occupava di una settantina di migranti tra i quali 8 donne. Molti dei maschi in realtà sono riusciti a rimanere a Livorno, spostati in strutture gestite da associazioni che invece hanno partecipato al bando mentre per le donne non è stato possibile trovare una sistemazione in città. Genta Lohjia, presidente del Cesdi, spiega: «La nostra posizione, che abbiamo preso insieme all’Arci e agli altri soggetti che hanno rifiutato di partecipare al nuovo bando, è chiara:per i centri piccoli i costi superavano la base d’asta. Purtroppo non avevamo strutture che potessero reggere i costi. Il bando favorisce i centri grandi e non l’accoglienza diffusa. Con centri sotto i 40 posti era impossibile partecipare e rispettare quello che chiedeva il bando infatti ha partecipato chi non ha costi di affitto».
I corsi di italiano comunque il Cesdi continuerà a farli: «I nostri ragazzi ce l’hanno chiesto, ci impegneremo a farli».
«Rispettiamo un bando governativo perché esprime la volontà di un governo liberamente eletto ma non ne condividiamo lo spirito ecco» continua Genta Lohjia e precisa anche che comunque a Livorno si è cercato di non creare troppi traumi con questi trasferimenti fuori città. Per esempio chi frequenta le scuole serali per adulti (molti seguono il ciclo delle medie) e chi ha un lavoro è stato ricollocato nelle strutture cittadine gestite da associazioni che invece al bando hanno partecipato.
«Per noi resta comunque un grande dispiacere chiudere con questa esperienza - conclude Lohjia - perché per noi queste ragazze e questi ragazzi sono stati come figli, gli abbiamo seguiti e curati per anni. Ma come per l’Arci anche per noi sarebbe stato impossibile andare avanti con le condizioni previste dal bando. Da soli non avremmo potuto garantire quei percorsi di integrazione che sono alla base dell’accoglienza». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google