Il Tirreno

Livorno

gestione dell’accoglienza 

Hanno lasciato Livorno 137 migranti dopo il bando andato deserto

Stefano Taglione
Hanno lasciato Livorno 137 migranti dopo il bando andato deserto

Conclusi i trasferimenti nel resto della provincia. In tutta la città e a Collesalvetti chiusi otto fra appartamenti e alberghi

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Otto strutture chiuse e 137 profughi trasferiti in provincia. È il bilancio della nuova geografia dell’accoglienza migranti per i comuni di Livorno e Collesalvetti, dopo il bando che la prefettura ha aggiudicato alla Croce rossa italiana di Piombino e ad altre realtà della provincia. Dopo il decreto Salvini e la gara d’appalto al ribasso – con molti meno soldi di prima, circa 18 euro contro 34 – alcune realtà del terzo settore come l’Arci labronica, la Cesdi (il Centro servizi donne immigrate), la Caritas e la cooperativa Odissea si sono sfilate dal progetto, lasciando campo libero alle altre: la Cri della Val di Cornia, la Misericordia di via Verdi, i Padri Trinitari e la società Oltreilmare.

È per questo motivo che ieri – l’ultimo giorno in cui era operativa la vecchia gara d’appalto, aggiudicata nel 2017 – a Livorno hanno chiuso definitivamente gli hotel Ariston, Giappone, Quattro Mori e Gran Sasso, oltre ad alcuni appartamenti in via Mayer, via della Pina d’Oro e via San Francesco. Sette strutture in meno, otto se consideriamo una casa lungo l’Aurelia, a Stagno, dove erano ospitati 11 richiedenti asilo. Erano gli unici del comune di Collesalvetti. È stato tutto messo nero su bianco lo scorso 8 aprile, dal decreto di aggiudicazione firmato dal prefetto Gianfranco Tomao, che ha solo preso atto delle offerte ricevute al bando voluto dal ministero dell’Interno.

Sono quindi 137 (126 a Livorno) i migranti che si sono dovuti trasferire nelle altre strutture, considerando Collesalvetti. Gli ultimi sono partiti ieri, alla volta dell’ex residence “Le Caravelle” di Torre Mozza, a Piombino, gestito dalla Croce rossa italiana che darà un tetto a 250 persone (altri 50 vanno alla Franciana). I trasferimenti, assicurati grazie ai pullman e ai furgoni dell’associazione toscana, si sono svolti senza alcun problema. I profughi, infatti, non hanno opposto alcuna resistenza, né attuato proteste, nonostante molti di loro non fossero d’accordo sul cambio di struttura.

Alcuni, per altro, hanno deciso di uscire dal programma, rinunciando a vitto e alloggio gratis. Sono coloro che nel frattempo hanno trovato e ottenuto un lavoro a Livorno e che preferiscono fare così, anziché fare i pendolari. Sarebbero 15 solo quelli dell’Arci provinciale, che si è sfilato dal bando in polemica con il decreto voluto dal ministro dell’Interno, il vicepremier Matteo Salvini. Così ha spiegato il presidente Marco Solimano, sottolineando che nel frattempo altri giovani, avendo ottenuto il permesso di soggiorno in Italia, hanno perso il diritto ai progetti di accoglienza e quindi sono comunque rimasti in città.

Sono 620 i posti messi a bando dalla prefettura di Livorno per tutta la provincia, meno che in passato, quando i numeri oscillavano su cifre assai superiori. Fra le strutture chiuse anche l’hotel Mediterraneo di Cecina, in via della Vittoria (che tuttavia ospitava due soli migranti), Le Morelline di Rosignano Marittimo (altri otto) e altre due fra Campiglia Marittima e Venturina, sempre in Val di Cornia, fra cui la “Rosa dei Venti” che ospitava 23 rifugiati e una seconda, all’interno della quale abitavano in cinque.

Complessivamente – è il dato provinciale fornito dalla prefettura – cambieranno struttura di accoglienza 220 profughi di 620. È questa la nuova “geografia” livornese dei migranti dopo il bando pubblico aggiudicato lo scorso 8 aprile. —



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