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Solimano: «Sessanta addetti rimarranno disoccupati»

S.T.

Il presidente dell’associazione: «Con la nuova riorganizzazione 140 ragazzi lasceranno la città Non abbiamo partecipato perché non c’erano più le condizioni»

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LIVORNO. «Quindici persone hanno deciso di rinunciare al programma. Rimarranno nel sistema di accoglienza, ma non avranno più vitto e alloggio. Non so dove andranno, mi dispiace tanto per loro e per tutti gli altri. Purtroppo li dovremo lasciare al loro destino. Come i 60 operatori che ora rimarranno senza lavoro fra mediatori e professionisti».

A dirlo è il presidente dell’Arci di Livorno, Marco Solimano, il responsabile dell’associazione che ha deciso di non partecipare al nuovo bando della prefettura, che su disposizione del ministero dell’Interno negli ultimi mesi ha bandito tre diverse gare d’appalto per ricollocare i migranti nel prossimo triennio, aggiudicate con un decreti lo scorso 8 aprile. Ad aggiudicarsele – per gli scaglioni 0-50, 50-100 e oltre 100 profughi – sono state la Croce rossa italiana di Piombino, la società Oltreilmare, la Misericordia di via Verdi e l’impresa sociale Opera trinitaria di via Sant’Anna. «Sono solo tre dei 12 degli enti gestori di tutta la nostra provincia – sottolinea Solimano – e così facendo 60 persone non potranno più lavorare. Purtroppo, per noi, la nuova gara era diventata insostenibile. Il ministero dell’Interno ha tagliato le lezioni di lingua italiana, che erano il vero fattore di integrazione. Come facevamo a ospitare questi ragazzi con 18 euro pro capite, quando prima erano 33,80? Praticamente, togliendo il cibo e tutto il resto, era come se ci chiedessero tre euro a letto. Troppo pochi, soprattutto per noi che le strutture non ce le abbiamo di proprietà, ma le dobbiamo prendere in affitto».

Per questo Arci e Cesdi, il Centro servizi donne immigrate, hanno deciso di rinunciare. Facendosi da parte dopo tre anni di lavoro. «A quanto mi risulta – continua il presidente dell’Arci – il totale dei profughi che abbandona Livorno è fra i 120 e i 140 giovani. Si chiude amaramente una storia importante, fatta di impegno, passione e professionalità, di scambi e conoscenza, di costruzione di percorsi e della consapevolezza che altri sentieri possono essere possibili e praticabili al di là del pregiudizio, del rifiuto, della marginalizzazione. Senza contare le oltre 60 persone che dal Primo maggio saranno senza lavoro. Sono operatori, mediatori, professionisti, un’umanità capace e competente dispersa e penalizzata dalla volontà di chi, attraverso queste misure, vuole dare un colpo mortale all'idea ed al sistema di accoglienza nel nostro Paese. Ma noi vogliamo continuare a immaginare – conclude Solimano – o forse a sognare, che un altro mondo possa essere possibile». —

S.T.

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