Il Tirreno

Livorno

Ecco i 152 “occhi” che spiano la città schermi accesi nella stanza dei bottoni

Juna Goti
Ecco i 152 “occhi” che spiano la città schermi accesi nella stanza dei bottoni

Partito il test delle nuove telecamere: a giugno i corsi per vigili, poliziotti e carabinieri. Viaggio nella nuova sala operativa

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Quando il responsabile della sala operativa della polizia municipale accende la nuovissima tastiera nera a tinte grige sembra quasi di stare davanti al joystick di ultima generazione di qualche videogioco. Ma quando lo sguardo si alza sul maxi schermo fatto di dodici monitor e decine di affacci sulla città, la sensazione è semmai di stare dietro le quinte del Grande Fratello. In questo caso il Grande Fratello delle 152 nuove telecamere di sicurezza che tengono d’occhio strade e piazze, dal Picchianti al lungomare, passando dal cuore del Pentagono. Il sistema è stato completato pochissimi giorni fa. E da quel momento nella “stanza dei bottoni” al terzo piano del Comune nuovo è partito il test delle nuove apparecchiature.

Le 152 telecamere oggi sono tutte accese. Attenzione: sono tutte accese, ma ancora non registrano. Sono in fase di test, con il “segnale degradato”.

Come ripete il responsabile della sala operativa della polizia municipale, Riccardo Martelloni, potranno infatti entrare davvero in funzione solo dopo che saranno definiti tutti gli atti formali tra le varie forze dell’ordine, e dopo che il personale (venti vigili urbani, una decina di poliziotti e altrettanti carabinieri, in tutto una quarantina di addetti) avrà fatto i corsi necessari, che sono in programma a partire dalla «seconda settimana di giugno». Vuol dire che salvo cambi in corsa gli occhi elettronici non entreranno in funzione a maggio, ma dopo le elezioni, con al timone del municipio un nuovo sindaco.

Ma a cosa serve questo sistema di videosorveglianza costato un milione tondo tondo? Cosa potrà fare? E come funziona la sala operativa in versione 3.0, accessibile solo agli addetti con il badge? La parete ora piena di immagini in movimento e in diretta è il frutto della stesura in città di 20 chilometri di fibra ottica: le centrali operative dei carabinieri e della polizia sono già collegate con quella dei vigili urbani, dove accanto alle immagini che arrivano dagli occhi elettronici c’è un monitor che serve per le videoconferenze. Da sottolineare che alla rete è agganciata anche la protezione civile, che in caso di nuove emergenze potrà così avere un importante strumento di monitoraggio.

Queste non sono telecamere pensate per multare gli automobilisti, sempre che non ce ne sia uno che magari scappa dopo aver provocato un incidente. «Sono per l’ordine e la sicurezza pubblica, per la prevenzione e la repressione dei reati», ripete Martelloni.

E solo agenti di pubblica sicurezza formati ad hoc possono avere accesso ai dati, protetti da una normativa stringente sulla privacy. A decidere quali funzioni attivare saranno insieme tutte le forze in campo. Ma intanto ecco un assaggio di quello che possono fare. Possono ad esempio riconoscere e seguire una certa targa da una zona all’altra della città.

Oppure possono far scattare l’allarme se qualcuno vandalizza un monumento: basta “chiedere” alla telecamera di registrare e segnalare cambiamenti rispetto alla fotografia iniziale della zona. Possono selezionare in fretta singoli eventi in un arco temporale definito, andando ad esempio a fare luce su una rissa. Possono riconoscere le facce, anche partendo da un semplice profilo. «Il nostro – rivendicano gli addetti ai lavori – è uno dei primi sistemi di videosorveglianza urbani in Italia con riconoscimento facciale». —



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