Il Tirreno

Livorno

l’appuntamento tanto atteso 

Code ed entusiasmo per salire i 297 scalini «Il faro è meraviglioso, ne valeva la pena»

Nicolò Cecioni
Code ed entusiasmo per salire i 297 scalini «Il faro è meraviglioso, ne valeva la pena»

Seicento fortunati si sono goduti la vista mozzafiato. A giugno si replica, il comandante: «Un’inaugurazione aperta a tutti»

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livorno. Gli yacht ormeggiati tutti intorno, le vele all’orizzonte, la città che si estende alle spalle e il vento che ti spettina i capelli. È uno spettacolo mozzafiato quello che si apre davanti agli occhi di chi sale i 297 scalini del faro di Livorno. Eretto per la prima volta dalla Repubblica di Pisa nel 1200, andato distrutto a più riprese e ricostruito, come lo vediamo adesso, nel 1955 dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, è uno dei simboli della città. Una garanzia di sicurezza che accoglie i naviganti dopo le lunghe traversate e che veglia su di noi tutte le notti, un po’ come un padre con i suoi figli.

Purtroppo, però, molti suoi “figli” non lo conoscono perché il fanale è chiuso al pubblico e le aperture sono rarissime. Ma dopo un periodo di ristrutturazione, in occasione della Settimana velica internazionale, sabato il faro si è aperto alla città e per tutto il giorno 600 persone (il numero era limitato) hanno potuto godersi questo insolito spettacolo.

«Il faro è meraviglioso – spiegano Marco Campolmi e la moglie Eleonora Tori – ed è stato bellissimo salirci. Non ci eravamo mai stati e quando abbiamo saputo di questa possibilità, non ce la siamo fatta scappare». Come loro in tanti ieri si sono precipitati in via Edda Fagni per mettersi in fila. Alle 10 c’era già una coda di circa 40 minuti di attesa. «Ma ne vale la pena – concludono i coniugi – perché è davvero bello. Però dovrebbero creare un accesso nuovo per evitare di passare dalla Benetti». Dovendo passare attraverso il cantiere i visitatori sono stati suddivisi in gruppi da 25 persone che, dall’ingresso fin sotto al faro, dovevano seguire una strada transennata che si snodava tra gli yacht e le gru. «Io ci sono venuto da bambino – spiega Matteo Buonfiglio – ma non me lo ricordavo. Per questo ci sono voluto tornare, con mia moglie e i bimbi». «Siamo in fila da una mezz’oretta, ma l’attesa non è pesante – interviene lei, Valeria Diara – non vediamo l’ora di salire così possiamo far vedere Livorno dall’alto ai nostri figli». In coda insieme alla famiglia c’era anche Chiara Battistini. «Ho letto di questa apertura speciale sul Tirreno e ne ho approfittato». Entrando nel cantiere si trovano tantissime persone. Chi va verso il faro non sta più nella pelle, chi esce è entusiasta. «Bellissimo. Niente da dire» racconta Maria Pia Bernardoni. «La città da lassù ha un fascino incredibile e le guide sono bravissime. Mi hanno fatto venire la curiosità, adesso voglio andare a comprare un libro sulla storia di Livorno». «E abbiamo anche avuto fortuna con la giornata – ribatte Alessandro Simula – perché questo sole è perfetto. Il faro è il simbolo di Livorno ma purtroppo è sempre chiuso». È arrivato prestissimo anche Leonardo Del Corso. «Non ero riuscito a vedere né il Cisternone né l’Orient Express – ha detto – perché sono arrivato sempre tardi. Perciò stavolta sono arrivato con largo anticipo».

Ad accogliere i visitatori c’era Stefano Gilli, comandante della Zona Fari dell’Alto Tirreno. La sua idea è aprire più spesso la struttura. «I lavori di ristrutturazione sono finiti da poco – spiega – e siamo pronti a organizzare le visite. A giugno faremo una sorta di inaugurazione per permettere a tutti di salire. I livornesi hanno dimostrato di amare questo monumento». Due le idee. «Vogliamo pavimentare gli 11 piani del faro, in modo da renderli utilizzabili per mostre o altre iniziative culturali. E poi stiamo lavorando per l’apertura di un corridoio lungo il mare che consenta alle persone di arrivare al faro senza passare dal cantiere».

Nicolò Cecioni

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