Gioco
Esplosione nell’appartamento muore dopo 11 giorni di agonia
Gino Bencini, ex portuale di 72 anni, ha lottato al Centro ustioni di Cisanello I figli: «I suoi vestiti stavano bruciando, se li è spenti da solo e ci ha chiamato»
Ha lottato come un leone per 11 giorni. Con i medici del Centro ustioni che lo hanno sottoposto a due interventi che sembravano aver aumentato le sue speranze di vita. «Ogni giorno ci dava grandi sensazioni», dicono i figli Dario e Valerio Bencini e la moglie Anna Ferrari. Ma poi si è dovuto arrendere alle ferite, con il 70% del corpo bruciato. È morto a Cisanello Gino Bencini, l’ex portuale di 72 anni vittima il 15 aprile dell’esplosione della villetta di Limoncino.
Per la sua famiglia quella era la casa della domenica, dove si ritrovavano a mangiare. Purtroppo, nei giorni prima dell’incidente, era fuoriuscito del gas. Una perdita da un elettrodomestico rivelatasi fatale. Bencini, quando è tornato, ha acceso la luce e si è ritrovato avvolto dalle fiamme. Con la casa o mezza distrutta. Il pensionato subito dopo l’esplosione era riuscito a spegnere le fiamme che gli avevano divorato i vestiti, buttandosi addosso un secchio d’acqua. Poi ha chiuso la leva del gas chiamando i soccorsi. Prima il 118, poi i vigili del fuoco. Avvertendo pure i familiari. «Valerio sono qui, tutto ok», ha detto prima di essere soccorso. «Ha fatto cose incredibili – dicono i figli – fornendo informazioni utili ai pompieri, che non si erano resi conto che fosse lui il ferito. Poi, insieme al vicino Antonino Losciuto, è andato incontro all’ambulanza della Misericordia di Antignano che non riusciva a trovare la villetta».
Gino era un grande appassionato di calcio. «Per i miei figli Luca e Camilla – dice Valerio Bencini – era più che un nonno, praticamente un secondo padre. Era il solo ad accompagnare Luca al campetto. Prima a Montenero, dove giocava, ora al Picchi. Con il tempo era diventato il nonno di tutti i bambini». —
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