Il Tirreno

Livorno

l’inchiesta  

Morto in porto, sequestrata la nave Sindacati verso un maxi sciopero

Federico Lazzotti
Morto in porto, sequestrata la nave Sindacati verso un maxi sciopero

Tra oggi e domani l’autopsia sul corpo di Vincenzo Langella La procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo

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Un’eccezione per rispettare il dolore. È quanto concesso ieri ai parenti di Vincenzo Langella, il marittimo di 51 anni originario di Torre del Greco scomparso mercoledì mattina, schiacciato da una rampa mentre stava lavorando all’interno della nave Moby Kiss. Alcuni familiari hanno infatti potuto salutare il loro caro nonostante la salma sia ancora sotto sequestro al cimitero dei Lupi in attesa dell’autopsia. «Non è il momento di parlare – spiega Domenico, fratello della vittima e anche lui imbarcato sulla Moby – quando accadono certe cose è bene stare soli con il proprio dolore».

Per chiarire quanto accaduto all’interno del garage della nave la procura di Livorno ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e sequestrato il traghetto che rimarrà ormeggiato alla calata Carrara fino al termine degli accertamenti.

Per adesso – confermano gli inquirenti – non ci sono iscritti sul registro degli indagati. Anche perché il primo passo degli investigatori – all’indagine stanno lavorando polmare, capitaneria di porto e Asl – è quello di accertare chi dovesse controllare che le operazioni di riparazioni che stava effettuando la vittima si svolgessero nel rispetto delle normative sulla sicurezza sul lavoro. Secondo una prima ricostruzione, infatti, i cavi di acciaio che sorreggono la rampa, alta poco più di due metri, non avrebbero frenato la sua caduta. Tiranti che non si sarebbero rotti, ma che comunque non erano in forza. Un problema che avrebbe innescato il crollo e dunque la morte del marittimo.

Intanto i rappresentanti di tutte le sigle sindacali stanno organizzando un maxi sciopero dei lavoratori che potrebbe svolgersi nei prossimi giorni, forse in concomitanza dei funerali del marittimo.

Potere al popolo in una nota ricostruisce anche la vita della nave: «Varata il 26 luglio 1974 a Helsingør, in Danimarca. Rimase in servizio per 21 anni venendo posta in disarmo nel 1996 quando fu acquistata dalla compagnia marocchina Comarit, che le diede il nome di Banasa. Nel maggio 2003 la nave ebbe un guasto ai motori e tornò ai collegamenti tra Marocco e Spagna da maggio 2004 fino al 2012, quando fu fermata nel porto di Algeciras, rimanendovi in stato di abbandono. Messa all’asta dall’autorità portuale nel maggio 2015, la Banasa fu venduta per la demolizione . Tuttavia, prima che avessero inizio i lavori fu acquistata dalla compagnia di navigazione greca European Seaways, che aveva il programma di sottoporla a lavori per rimetterla in servizio. A ottobre la nave fu rimorchiata a Perama, in Grecia, dove rimase in disarmo fino a dicembre. In seguito fu acquistata da Moby Lines...»,

Un incidente che ha riacceso molte polemiche, sia per quello che riguarda le morti sul lavoro, ma anche su alcune dichiarazioni dei vertici della compagnia: «Era uno di noi», hanno scritto in una nota. Spiega Loris Rispoli, presidente dell’associazione 140 che raggruppa i familiari delle vittime del Moby Prince. «Non gli ho mai sentito dire – scrive su Facebook – questa frase per le Vittime della Strage del Moby Prince, morti di serie b? », si domanda. —



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