Il Tirreno

Livorno

La Festa della Liberazione con tutti i candidati in piazza

Juna Goti
La Festa della Liberazione con tutti i candidati in piazza

Romiti (destra) c’è ma polemizza: «No bandiere di partito, sinistra strumentalizza» Le risposte: «Poteva portare anche le sue». Botta e risposta tra memoria e politica

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livorno. È arrivato anche il candidato del centrodestra ieri mattina in piazza della Vittoria nel giorno della Liberazione. È arrivato Andrea Romiti e sono arrivati tutti i candidati alla carica di sindaco, con Stella Sorgente (candidata M5S) a fare le veci del sindaco. Tutti ad eccezione di Carina Vitulano, che per motivi familiari ha potuto raggiungere Livorno solo nel pomeriggio ma ha comunque sottolineato via Facebook che «non si può accettare chi prova a sostenere che» il 25 aprile è una festa «superata dal tempo». Non «superata» ma «divisiva» l’ha definita pochi giorni fa Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, il partito di Romiti. Il poliziotto-candidato in piazza c’è, ma quando arriva a pochi passi dal monumento ai caduti tira fuori il cellulare e posta un video su Instagram: «La sinistra non ha capito il senso della festa della liberazione, occorre una pacificazione nazionale invece agita questa festa come fosse un’arma contro l’avversario. Oggi qua insieme alle autorità religiose, politiche e militari continuano ad esserci bandiere di partito, bandiere con la falce e il martello: è incredibile che nel 2019 ancora la sinistra strumentalizzi». Parole che ripete poco dopo: «Vedere che a una festa di tutti ci si permette di agitare bandiere rosse o della Palestina... accanto a me avevo la Brigata Garibaldi e la comunità ebraica, chiedetelo a loro se erano contenti? Quando ho visto questo sono andato a prendere un caffè». Per dire che non ha proseguito con il corteo.

Tra i primi a rispondergli c’è il candidato di Buongiorno Livorno e di Potere al popolo, Marco Bruciati: «È l’ennesima provocazione del candidato di destra, l’importante è non caderci. Il 25 aprile è un bene comune, su questo Romiti ha ragione, ma non per coloro che hanno scelto di stare dall’altra parte della barricata. Avrebbe fatto meglio a stare zitto». Parole simili a quelle che usa Barbara La Comba, la donna di punta di Per Livorno Insieme, che ieri si è mossa con un fazzoletto nero alla cintura in segno di lutto per il meccanico della Moby, Vincenzo Langella, che ha perso la vita in porto. «Mi ha dato profondamente fastidio la strumentalizzazione: chi Romiti rappresenta è in polemica con il 25 aprile, quindi vederlo lì a fare lui polemica l’ho trovato fuori luogo, faccia pace con sé stesso».

Luca Salvetti e la coalizione di centrosinistra in questi giorni hanno dato vita a un’iniziativa particolare: hanno fatto stampare 2mila bandiere dell’Italia con al centro i principi fondamentali della Costituzione. «Sono venuti in tanti a ritirarla al comitato», racconta il giornalista-candidato dopo aver scritto che «essere partigiani oggi è stare dalla parte della libertà, dei diritti, della giustizia». «Romiti? Poteva portare anche le sue bandiere perché il 25 aprile è la festa di tutti, è la festa di un Paese che ha scelto la democrazia e non un regime. Non sono le forze di sinistra a strumentalizzarla, ma quelli che lo hanno candidato...». Luigi Moggia (Pci) è tra quanti sfilano sventolando la bandiera rossa. «È forse la bandiera che più di tutte può stare in questo contesto», rivendica: «Dagli uomini di quella tradizione è uscita fuori la nostra democrazia. Poi credo che dovrebbero esserci tutte le bandiere dell’arco democratico, proprio a sostegno di quei valori che i partigiani ci hanno tramandato». Racconta di non essersi mai perso le celebrazioni Marco Cannito. E riassume così il senso dell’esserci, soprattutto oggi: «È una festa che deve unire la pietà per tutti i caduti ma anche il ricordo per chi aveva ragione, per chi ha combattuto dalla parte giusta perché fossimo liberi oggi». A pochi passi da lui attraversa il corteo Ina Dhimgjini, candidata di Livorno a Misura. Nel dietro le quinte di Facebook ricorda che per lei il 25 aprile segna anche il momento in cui, esattamente un anno prima, ha lasciato la giunta di Filippo Nogarin. «Non potevo mancare, dobbiamo superare le divisioni e ritrovare la memoria, i nostri giovani non devono dimenticare la storia ma farsene portavoce». —

Juna Goti

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di Redazione web