Il Tirreno

Livorno

il lutto  

Si è spento a 72 anni Paolo Salemmo ex presidente del Livorno calcio

Flavio Lombardi
Si è spento a 72 anni Paolo Salemmo ex presidente del Livorno calcio

L’imprenditore edile era ricoverato a Cure palliative Ieri l’ultimo saluto con un gagliardetto amaranto

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È morto al reparto delle Cure palliative dell’ospedale, arrendendosi a una malattia che lo accompagnava ormai da un paio di anni. Se n’è andato a 72 anni, Paolo Salemmo, costruttore edile che si era fatto da solo, partendo a 19 anni dall’attività di imbianchino rilevata dal padre tragicamente scomparso in un incidente. Il fiuto per gli affari, gli fece fare il salto nell’edilizia. L’accordo con Cesare Fremura per costruire il quartiere della Scopaia, la ristrutturazione delle Poste Centrali, del Palazzo di Vetro, dell’Ospedale e l’allargamento un po’ in tutta la Toscana.

Poco più che quarantenne, nel periodo di maggior successo, fu anche per un paio di stagioni presidente amaranto. Acquistò la società da Roberto De Mattè, il presidente della Coppa Italia che a sua volta era stato successore di Paolo Bergamini, l’uomo di Giussy Farina, presidente del Milan che poi cadde in disgrazia proprio quando sembrava che l’Unione Sportiva potesse diventare presto una società satellite rossonera. Salemmo salì in carica nella stagione 88/89, serie C1 con la denominazione Pro Livorno, con la guida tecnica affidata prima a Franzon e poi a Giampaglia. Ultimo posto, solo 20 punti e inevitabile seconda retrocessione in C2 dopo quella dell’82/83.

Nell’89/90 la società, si presentò ai nastri per il pronto riscatto. Con Italo Allodi direttore generale, Max Allegri a centrocampo e Rossano Giampaglia mister, presto esonerato a vantaggio di Corrado Viciani, il mago del gioco corto, quello che quindici anni prima aveva portato la Ternana in serie A e che introdusse in Italia il gioco all’olandese sul modello Ajax di Cruijff. L’ambizione, presto diventò sofferenza. Anche Viciani fu esonerato, facendo posto al “sarto” Armando Onesti per una salvezza conquistata all’ultima giornata in casa contro la Rondinella con il gol di Palagi. Fu anche la partita in cui si affacciò per la prima volta in uno stadio gremito, Carlo Mantovani, al quale Salemmo cedette la società pensando di averla messa in buone mani. Tutti ricordano come finì, con il penultimo fallimento e la condanna dell’Eccellenza.

Paolo Salemmo ha continuato ad occuparsi delle sue attività con i figli Luca e Alessio e fino a ottobre ha seguito direttamente al Picchi le partite della squadra per la quale ha sempre tifato. Titolare di un abbonamento in tribuna distinta, lato curva nord. Poi, la malattia, lo ha costretto a seguire sul web anche gli incontri casalinghi e a trascurare un’altra passione che aveva dentro. Quella per il mare e la barca. Uomo generoso che ha fatto tanta beneficenza senza farsi pubblicità, negli ultimi anni era stato m protagonista anche di un’inchiesta giudiziaria con buona parte della famiglia.

Prima di andarsene, ha espresso ai parenti il desiderio di avere una cerimonia sobria e con poca gente, celebrando i funerali il prima possibile. La stanza mortuaria dell’ospedale ieri, è stata raggiunta solo da intimi amici.

Non sono mancati vecchi compagni di avventure amaranto, come Mauro Busoni e Enrico Fernandez Affricano. Il gagliardetto del Livorno, portato dall’addetto stampa Paolo Nacarlo è stato messo dai familiari dentro la bara. Salemmo, insieme ai figli ed ai nipoti, lascia la moglie Franca, con la quale da tempo era diviso senza mai divorziare e la compagna Lucia. Dopo la messa, la salma è stata condotta al cimitero dei Lupi. —

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