Gioco
Porto e sanità, il vescovo scuote i candidati Martedì dibattito in curia
livorno. «Il porto è come un campo di battaglia dove si stanno combattendo delle sanguinose faide interne. Ma chi muore in battaglia? I soldati più poveri, quelli che non c'entrano nulla». Usa parole dure il vescovo Simone Giusti che ieri mattina ha presentato il dibattito politico in programma martedì 30 alle 17.45 in Vescovado con tutti i candidati alla carica di sindaco.
Durante l'incontro con gli esponenti delle liste si parlerà dei principali argomenti della campagna elettorale: porto, lavoro, ospedale e piano casa saranno i temi più scottanti. Temi sui quali, alla vigilia, anche monsignor Giusti ha voluto dire la sua, partendo proprio dal porto. «Mi piacerebbe vedere una bella sfida in porto tra “Orazi” e “Curiazi”, dove questi si giocano le loro aziende e non i posti di lavoro delle persone. In porto, così come in ogni altro posto di lavoro, servono regole fisse, altrimenti ognuno fa cosa vuole e si creano delle vere e proprie faide. Penso alla questione dei bacini. Il tribunale del riesame non ha deciso nulla e siamo in stand by, aspettando che non si sa chi decida non si sa cosa. E così a rimetterci sono i livornesi che stanno perdendo tempo e decine di posti di lavoro». Monsignor Giusti non si è fermato a queste parole: «Qui ci sono dei colpevoli. Chi ha scatenato tutta questa situazione si metta una mano sulla coscienza e pensi a quelli che, per colpa loro, non mangiano. Queste faide portuali generano ancora più poveri».
Al dibattito della prossima settimana, oltre ad alcuni medici primari, parteciperà la consigliera regionale Cristina Grieco che mostrerà il progetto dell'ospedale che è stato presentato in Regione. E, proprio per questo, il vescovo ha voluto dire la sua anche sulla questione ospedale. «Tutti parlano di questo progetto. Ma chi lo ha visto? Io non l'ho visto. Le polemiche e le relative domande sul futuro della sanità livornese devono avere delle risposte. È bene che la città conosca i progetti e le idee future. Ci vuole un percorso partecipativo». —
Nicolò Cecioni
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