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Muore sul lavoro a 51 anni schiacciato da una rampa: "Addio Barone, per sempre a bordo con noi"
Livorno, tragedia in porto sulla Kiss: Vincenzo Langella lavorava per la Moby dagli anni Ottanta. Onorato: «Era uno di noi». La procura apre un’inchiesta per omicidio colposo
LIVORNO. Fin da piccolo, a Torre del Greco, gli avevano affibbiato il soprannome di “Barone”. Perché era una persona gentile e aiutava sempre gli altri, anche chi non conosceva. «Era come un fratello», lo ricordano i colleghi. È morto a 51 anni schiacciato da una rampa della nave Vincenzo Langella, meccanico della Squadra volanti della Moby Lines che si divideva fra Genova e Livorno, dove in passato aveva comprato una casa, poi venduta per acquistarne un’altra nella campagna della sua terra natale, in provincia di Napoli.
Alle 10.30 di mercoledì 24 aprile, dopo aver trascorso le vacanze di Pasqua in Campania, il dipendente della compagnia di Vincenzo Onorato stava lavorando a bordo di un muletto, proprio al di sotto della rampa. Esperto come pochi, era stato assunto dalla vecchia Navarma a soli 16 anni, una volta diplomato al nautico, decidendo poi di intraprendere la carriera di terra e specializzandosi nella risoluzione dei problemi motoristici e idraulici. Quelle di ieri erano operazioni di routine per uno come lui, di casa sui traghetti della Balena blu e della Toremar, dove lo chiamava «Ispettore» o, chi aveva più confidenza, «U’ Barone». Ma all’improvviso, la piattaforma sulla quale vengono imbarcate le auto, cede sulla testa. Schiacciandolo. Il cinquantunenne muore quasi sul colpo, nonostante i tentativi di rianimazione prima dei colleghi in garage, alcuni dei quali hanno assistito al dramma, poi dei soccorritori della Svs di via San Giovanni, subito sul posto con un’ambulanza con il medico a bordo.
Per stabilire le cause della tragedia la procura di Livorno, con il pm Massimo Mannucci, ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo. A indagare sono la Polmare, la guardia costiera e l’Ispettorato del lavoro dell’Asl, mentre mercoledì 24 aprile la bordo oltre al personale della compagnia sono sopraggiunti alcuni periti, i militari della guardia di finanza, task force della Port Authority e del Rina, oltre ai vigili del fuoco. Secondo una prima ricostruzione i cavi di acciaio che sorreggono la rampa, alta poco più di due metri, non avrebbero frenato la sua caduta. Tiranti che non si sarebbero rotti, ma che comunque non erano in forza, ma «in bando», come si dice in gergo marittimo. È su questo aspetto che si concentrano le indagini. Ma al momento ogni ipotesi è prematura.
«Ho perso un fratello, non ho niente da dire», sono state le uniche parole di Domenico Langella, fratello della vittima e anch’egli dipendente Moby. Mimmo – così lo chiamano – al momento della disgrazia si trovava a Genova, imbarcato sulla nave “Otta”, come ottonaio. Una mansione simile a quella di Vincenzo. Avvertita immediatamente anche la sorella Patrizia Langella, che vive con la madre nel Nord Italia. Il cinquantunenne, che quando era a Livorno dormiva sul Moby Vincent attraccato a poca distanza da dov’è ora la Kiss, negli anni scorsi si era separato dalla moglie, alla quale però secondo gli amici ultimamente si era riavvicinato. La coppia non ha figli. «La famiglia Onorato esprime profondo dolore per la perdita di uno dei nostri uomini, uno di noi che faceva e farà sempre parte del nostro gruppo storico. Un cordoglio che si unisce a quello della famiglia di Vincenzo Langella, alla quale Vincenzo, Achille e Alessandro Onorato si stringono, assicurando sin da subito il loro incondizionato sostegno».
La Moby Kiss – entrata in servizio nel 1975, 117 metri di lunghezza e con una capacità di carico di oltre 400 mezzi e 1.600 passeggeri – ieri si trovava ormeggiata al molo 56, alla Calata Carrara. Dal primo giugno avrebbe dovuto collegare Livorno e Piombino a Bastia, con rotte alternate. Negli anni scorsi aveva trasportato auto e passeggeri anche fra l’Elba e la terraferma. A bordo c’erano gli operai che stavano effettuando le normali operazioni di manutenzione. Domani, con ogni probabilità, sul corpo di Langella verrà effettuata l’autopsia. Mentre i colleghi di lavoro piangono l’amato collega, il loro Barone, con cui avevano stretto un rapporto di amicizia quasi unico.
IL RICORDO DEI COLLEGHI
«Vent’anni fa eravamo a Genova con quattro navi per fare le manutenzioni invernali e andavamo tutti a mangiare sul Moby Fantasy. Con me c’erano mia moglie e mio figlio, che all’epoca aveva tre anni. Vincenzo, con un altro marittimo, si passavano il bimbo “al volo” appena usciti dai motori e neri di grasso. Una cosa impressionante: io me lo rivedo così, sempre sorridente e pronto allo scherzo. Mai arrabbiato». A parlare è uno dei comandanti della Moby Lines, Roberto Vitiello, rievocando alcuni momenti passati insieme al collega, «un fratello» per lui, che quando andava in Campania gli mostrava tutte le bellezze della sua terra.
A ricordarlo anche un altro comandante della Balena blu, Michele Pepe. Anch’egli torrese, lo conosceva fin da bambino. «Se quando festeggiavo il compleanno ero a Napoli e lui a Genova – dice – pur di non mancare partiva in auto il pomeriggio per tornare la mattina. Da piccoli giocavamo a calcio con un pallone di carta. Ricordo quando mi disse: “Michele, se quando rubavo le albicocche a tuo nonno mi avesse preso, chissà che succedeva...».
Cordoglio anche del sindaco di Torre del Greco, Giovanni Palomba. «Apprendo la terribile notizia. È l’ennesino episodio di incidente sul lavoro che lascia attonita e impietrita l’intera comunità torrese. Esprimo la massima solidarietà alla famiglia per il tragico lutto».
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