Il Tirreno

Livorno

Mai così tanta gente alle cerimonie della Liberazione

Mai così tanta gente alle cerimonie della Liberazione

In centinaia al corteo da piazza Magenta a Palazzo Civico. In Comune la prolusione del prof. Pezzino che ha messo l'accento anche sul carattere di guerra civile della lotta antifascista

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LIVORNO. “E’ non solo un diritto, da rivendicare contro chi vorrebbe invece toglierci questa risorsa, ma è un dovere: commemorare il 25 aprile non significa ripetere stancamente un rito che ha perso ormai significato, ma rinnovare la nostra adesione a quei valori che la Resistenza ha proclamato e contribuito ad affermare, garantendo la nostra convivenza civile in tutti questi anni”. È questo l’ultimo passaggio della prolusione del prof. Paolo Pezzino, presidente dell’istituto nazionale Ferruccio Parri, uno degli storici che con più intensità si sono dedicati a far luce sul contesto delle stragi naziste come Sant’Anna di Stazzema, ha dedicato alla commemorazione ufficiale della festa della Liberazione a Palazzo Civico, dopo aver reso onore ai caduti sia in piazza Magenta di fronte alla chiesa del Soccorso sia in via Ernesto Rossi davanti al Bassorilievo del Partigiano.

Un corteo di centinaia di persone fino al Comune: mai così affollato e assai “plurale” (con molte bandiere rosse,  vessilli Pd ma anche lo striscione degli ex combattenti della Brigata Ebraica, esponenti con la kippah, tante persone con al collo i fazzoletti dell'Anpi, dell'Anppia, delle associazioni combattenti e deportati, oltre a tante autgorità militari).

Un serpentone di facce, compresi i giovanissimi alunni di alcune scuole, preceduto dalla banda cittadina che ha suonato anche l’inno nazionale e Bella Ciao. Fra i numerosi esponenti politici l'assessore regionale Cristina Grieco, il deputato M5s Francesco Berti, la vicesindaca Stella Sorgente (era assente invece il sindaco Filippo Nogarin) insieme agli assessori Leonardo Apolloni e Andrea Morini, il consigliere regionale Francesco Gazzetti, il presidente dell'assemblea consiliare Daniele Esposito più quasi tutti i candidati sindaco (oltre a Sorgente, Luca Salvetti, Marco Bruciati, Marco Cannito, Luigi Moggia, Ina Dhimgjini, Barbara La Comba, Andrea Romiti).

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Pezzino ha messo l’accento sul fatto che “a tutti i caduti, civili e militari, combattenti in entrambi gli schieramenti che allora si fronteggiarono, va il nostro rispettoso cordoglio”. Ma c’è un “ma”: “Non tutti i caduti di quegli anni celebriamo qui oggi: la pietas anche per chi perde è doverosa, e rappresenta il segno di un'autentica riconciliazione nazionale, manifesta l'attenuazione dei rancori e dei risentimenti, il riconoscimento delle tragedie umane anche nell'altra parte. Ma la memoria che oggi celebriamo qui è, e non può che essere, la memoria della vittoriosa lotta antifascista dalla quale è nata la Repubblica e la nostra Costituzione”. Aggiungendo poi: “L'antifascismo è indubbiamente uno di questi valori: proprio perché i diritti di cittadinanza in questo paese sono stati l'esito di una lotta combattuta contro un regime totalitario”.

Pezzino si è richiamato alla lezione di storici del valore di Claudio Pavone e al triplice concetto di Resistenza: non solo guerra di liberazione dallo straniero (nazisti), non solo guerra di classe (in nome dell’idealità rivoluzionaria di molti combattenti) ma anche come “guerra civile” fra italiani. L’altro concetto sul quale lo studioso ha insistito è il carattere plurale della Resistenza: così come assai plurale era.

Prima del prof. Pezzino aveva preso la parola la vicesindaca Stella Sorgente: “Se oggi qualcuno cerca di cancellare quella linea di confine che divide il giusto dallo sbagliato, non fa solo un torto alla storia, denunciando pubblicamente la sua ignoranza, e non fa solo un torto alla nostra stessa Costituzione Repubblica: fa un torto alla maturazione della coscienza umana che ha conosciuto il nazifascismo, se ne lasciò sedurre, pagò sulla propria pelle il tributo drammatico del suo fallimento e seppe insorgere contro questo fino a liberarsene”.
 

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