Gioco
I gioielli vivono e si raccontano, è l’Arte Orafa della famiglia Cara
Livorno, sta per tramontare dopo ben 42 anni l’attività di via Grande ma la tradizione di babbo Umberto continuerà in zona Fabbricotti
LIVORNO. Ancora poche settimane ed in via Grande vedremo purtroppo calare il sipario sul negozio Arte Orafa dopo ben 42 anni di attività nel settore della gioielleria: «Ha cominciato nel 1977 mio padre Umberto – spiega la titolare Silvia Cara – mettendosi in proprio dopo avere lavorato come dipendente per quindici anni in una nota gioielleria livornese e nei successivi quindici anni in un altro prestigioso negozio dello stesso settore. Quella di avviare un'attività per conto suo è stata in realtà una scelta obbligata essendo ad un certo punto rimasto senza lavoro a quarantasette anni e con la famiglia da mantenere».
Suo padre era un carabiniere di origine sarda (per la precisione di Domus de Maria, in provincia di Cagliari) e sua madre genovese. I suoi genitori (ovvero i nonni di Silvia) si erano conosciuti a Genova, il capoluogo ligure nel quale il padre di Umberto prestava servizio nell'Arma venendo in seguito trasferito a Livorno: qui 85 anni fa è nato Umberto a cui sono seguiti una sorella, Marisa, ed un fratello, Gianfranco. La storia si racconta grazie all’iniziativa “I negozi della nostra storia” organizzata da Tirreno e Confcommercio. «A 13 anni – continua - mio padre ha cominciato a lavorare in una gioielleria livornese come ragazzo di bottega per fare le commissioni. Come, ad esempio, andare dall'orafo per portargli dei lavori da eseguire. Serviva d'altronde un ragazzo fidato e può darsi che il fatto che mio nonno fosse carabiniere abbia giocato un ruolo in tal senso. Mio padre si è davvero appassionato a quel lavoro ed ha imparato anche a fare l'artigiano».
Quando veniva mandato nel laboratorio dell'orafo ed era in attesa che i lavori fossero pronti, il giovane commesso si metteva infatti ad osservare con attenzione ciò che l'artigiano stava facendo. Sia che riparasse la maglia spezzata di un braccialetto d'oro oppure dovesse rimontare una pietra preziosa su un anello.
E così seguendo il vecchio detto popolare “Guarda e impara” Umberto riuscì ad acquisire una certa tecnica artigianale, poi sempre coltivata e che in seguito è tornata molto utile: «Anche nella gioielleria dove è stato poi assunto e nella quale aveva un ruolo essenzialmente improntato alla vendita mio padre ha potuto infatti far valere questa sua attitudine potendo, ad esempio, dare un consiglio al cliente sulla creazione di un anello oppure sulla trasformazione di un gioiello». Un'attitudine che Umberto Cara porterà nel suo negozio “Arte Orafa” situato in via Vittorio Veneto, dapprima in un fondo piuttosto piccolo per poi trasferirsi in un altro più grande, ma sempre nella stessa via, mentre nel tempo si afferma l'attività espressamente commerciale pur mantenendo quella artigianale che viene esercitata da Stefano Cara, il fratello di Silvia che intanto, nel 1993, è subentrata al padre nella conduzione del negozio. È' del novembre 2012 il trasferimento nell'attuale sede di via Grande: «La speranza era avere un maggiore passaggio di clientela».
Una speranza che si è rivelata disattesa portando alla decisione di cessare l'attività: «È stata una decisione dolorosa, molto meditata, ma pure doverosa. Quando per troppo tempo i conti non tornano bisogna fermarsi. Già con la crisi economica il nostro prodotto non interessava più. Questo in generale, mentre in ambito locale il centro sta morendo, è un deserto. Abbiamo provato a restare aperti all'ora di pranzo per il passaggio dei croceristi, ma non c'era convenienza». L'opera di Umberto Cara non sparirà nel nulla, ma riprenderà vita tornando alle origini con suo figlio, Stefano, che sta aprendo in zona Fabbricotti un laboratorio, intitolato Arte Orafa 360, per la riparazione e la trasformazione di gioielli.
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