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Vigile assolto dopo nove anni «Ora tornerà in servizio»
Fulvio Poggi, 67 anni, era accusato di falso e distruzione di documento dopo un incidente avvenuto nel maggio 2007
LIVORNO. Assolto dopo nove anni, adesso potrà tornare a indossare la divisa di agente della Municipale. A mettere, forse, la parola fine sulla storia processuale e professionale di Fulvio Poggi, 67 anni, la seconda sezione di Corte di Appello di Firenze che ha assolto l’ispettore dall’accusa di «falso e distruzione di documento pubblico nell’esercizio della sua funzione, perché il fatto non sussiste».
Tutto inizia nel maggio 2007, a seguito di un incidente stradale. Al termine degli accertamenti e di una procedura che per molti anni è rimasta opaca, Poggi, veniva indagato per aver stracciato il verbale originale e di averlo sostituito con altro per avvantaggiare una delle parti in causa, a danno di chi realmente era vittima di quell’incidente stradale. Appena l’ispettore venne iscritto nel registro degli indagati viene immediatamente sospeso dal servizio per motivi “cautelari”. Il processo di primo grado, nonostante la pubblico ministero Antonella Tenerani avesse chiesto l’assoluzione, si conclude con la condanna a due anni di reclusione. È stato l’avvocato Massimo Gambacciani, difensore del Poggi anche in altre beghe giudiziarie a fare appello evidenziando «una serie interminabile di contraddizioni emerse nel corso della lunga istruttoria dibattimentale, cercando di focalizzare ai giudici di appello, fatti, avvenimenti e circostanze che, da sole, dimostravano l’assoluta estraneità del Poggi ai fatti che gli venivano attribuiti».
All’iniziale provvedimento di sospensione cautelare dal servizio del Poggi, ne sono seguiti altri nel corso di tutti questi anni e la motivazione era sempre la stessa. «Frasi di stile», spiega ironico lo stesso Gambacciani.
«Durante gli anni del calvario giudiziario appena terminato, al Poggi – prosegue – è stato negato lo stipendio salvo concedergli, (solo perché obbligatoriamente dovuto), un assegno alimentare di circa settecento euro. Si è indebitato solo per campare ed ha, per un tempo interminabile, accettato l’aiuto di pochissimi amici che lo hanno sostento anche economicamente». «Siamo soddisfatti per l’esito del processo – va avanti il legale – soprattutto perché al mio assistito è stata restituita una verità negata e potrà, con il tempo dimenticarsi di chi non ha avuto nessun scrupolo nell’indicarlo come responsabile di fatti gravi. Il Poggi – conclude l’avvocato Gambacciani – è una persona che può apparire superficiale, certamente sprovveduta, lo ha dimostrato in questo frangente, ma certamente altruista e profondamente buona e noi lo sappiamo, il buono è retto da una morale che può diventare il suo calvario, mentre il cattivo non conosce morale e vive senza mai domandarsi niente». —
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