Il dolore
«Fatture false per un milione», sei persone indagate
Il giudice ha disposto un sequestro di 450mila euro ai danni dell’amministratore di una cooperativa portuale Indagini della Finanza
LIVORNO. Un giro di fatture dubbie per un milione di euro a beneficio della cooperativa Porto Mediceo, che si occupa di servizi portuali, in particolare ormeggio e pulizia navi, sono state scoperte dalla guardia di finanza di Livorno e hanno portato a sei denunce e al sequestro, in esecuzione di un provvedimento da parte del giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno, di 450 mila euro sui conti correnti della stessa cooperativa.
Secondo gli accertamenti dei finanzieri, coordinati dalla pubblico ministero Sabrina Carmazzi, l’amministratore della società, Alessandro Martini, 50enne livornese, dal 2013 al 2016, avrebbe utilizzato un milione di euro di fatture attestando spese inesistenti in modo che i suoi redditi venissero illecitamente diminuiti, affluendo nelle dichiarazioni fiscali in modo fraudolento.
Il danno per l’Erario (450 mila euro) era appunto legato alla mancata riscossione delle relative imposte dirette e Iva. Sempre secondo gli accertamenti delle fiamme gialle le fatture erano state emesse da cinque diverse ditte individuali che operano in città. a cominciare da una società che opera nell’ambito della distribuzione di carburante e di altre che lavorano nei servizi portuali. Gli amministratori di queste società – i nomi per il momento non sono stati resi noti – risultano indagati per il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti, mentre il rappresentante della cooperativa che ha ricevuto i documenti falsi dovrà rispondere di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti. L’indagato – contattato nella sede della cooperativa dal Tirreno – ha preferito non commentare l’indagine a suo carico.
L’inchiesta è iniziata lo scorso anno, dopo alcuni accertamenti da parte della finanza che ha incrociato i dati tra quelli in possesso dell’Agenzia delle Entrate e la dichiarazione dei redditi.
È spulciando i conti della cooperativa che gli investigatori hanno scoperto come quelle fatture emesse dalle cinque società che avevano rapporti con la Porto Mediceo fossero in qualche modo non conformi o alterate, buona soltanto – è l’ipotesi accusatoria – per avere da parte della cooperativa uno sconto sull’Iva.
Il sequestro preventivo emesso nei giorni scorsi dal giudice dopo la richiesta della procura «è stato effettuato a garanzia del creditore (l’Erario)». Adesso i soldi bloccati sui conti correnti resteranno tali fino al termine del procedimento. Vero è che un accordo con l’Agenzia delle Entrate – la trattativa sarebbe già in corso – potrebbe risolvere molte delle beghe penali a carico dell’amministratore della cooperativa che nonostante le difficoltà sta continuando a lavorare garantendo ai 120 dipendenti tutti gli stipendi. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
