Gioco
Apre un buco nel controsoffitto, poi ruba otto chili di prosciutto
Livorno, quinto colpo in cinque anni nella macelleria “Antiche tradizioni” di Piero Canigiani. «In piena notte hanno distrutto il cartongesso, eppure nessuno ha sentito nulla»
LIVORNO. Ha spaccato la grata sopra l’ingresso della macelleria, quella che dà accesso al controsoffitto. Poi, in piena notte, ha sfondato il cartongesso a pedate, precipitando sul pavimento e rubando un prosciutto da otto chili e il fondo cassa di una ventina di euro. Quinto raid in cinque anni in via Bini, alla macelleria “Antiche tradizioni” di Piero Canigiani. Due i ladri in azione, con il primo che ha fatto da “palo” mentre il secondo rompeva le sbarre della grata salendo dal vano dove c’è l’aspiratore proprio sotto la tenda del negozio.
«Sono stati cinque minuti a segare le sbarre e nessuno ha sentito niente – si lamenta il noto imprenditore livornese – e credo che sia impossibile. Se solo qualcuno, da dietro le finestre, avesse chiamato il 112…». I carabinieri, infatti, sono arrivati alle sei di mattina di luendì 15 aprile, dopo che Canigiani aveva aperto la bottega. «Sono stato io a chiamarli – dice – trovando questo enorme buco sul controsoffitto, che è spesso ben cinque centimetri. I ladri sapevano benissimo che c’era il cartongesso, sicuramente avranno fatto un sopralluogo. Incredibile che nessuno abbiamo sentito nulla, devono aver fatto un sacco di rumore».
Due giovani, fra i 20 e i 30 anni. Sarebbe questo l’identikit dei malviventi, tracciato direttamente da Canigiani. Le telecamere, infatti, li hanno inquadrati: purtroppo però avevano un berretto calato sul volto. Ma qualcosa si intravede. «Sapevano anche dell’impianto di videosorveglianza – continua l’imprenditore, che ha già dato i filmati ai militari – altrimenti non si sarebbero coperti. Dalle immagini si vedono entrambi, anche se solo uno dei due è entrato dentro». All’interno della macelleria sono rimaste pure un paio di cesoie, gli arnesi da scasso. «Non ne posso più di furti – continua Canigiani – e l’ultima volta credevo di aver toccato il fondo. Mi tagliarono il vetro con una punta di diamante e rimasero due ore fuori a caricare il camion. Mi avevano svuotato la celle frigorifera, rubandomi una marea di carne».
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