Il Tirreno

Livorno

liste d’attesa chirurgiche infinite 

L’Asl propone interventi in clinica privata ma su mille telefonate accettano solo in 83

Giulio Corsi
L’Asl propone interventi in clinica privata ma su mille telefonate accettano solo in 83

L’azienda sta contattando chi deve operarsi a Ortopedia e Chirurgia. Chi non risponde riceverà una raccomandata poi sarà depennato

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«Da un anno sto aspettando di essere operata all’ospedale di Livorno per una protesi al ginocchio. L’altro giorno mi arriva una telefonata da Massa: era l’Asl. Mi hanno proposto l’intervento in una clinica privata. Ma io non ci penso nemmeno: voglio essere operata dall’equipe del dottor Augusti che mi ha visitato e di cui mi fido».

La signora, 60 anni, livornese - che ha chiamato il Tirreno per chiedere delucidazioni - è una delle 2800 persone che aspettano un intervento chirurgico agli Spedali Riuniti, con tempi di attesa che per una protesi ortopedica arrivano anche a due anni e mezzo. Di queste 2800 persone, un migliaio sono state contattate dall’Asl nei giorni scorsi. Si tratta di quelle che devono fare interventi ortopedici o di chirurgia generale di minor complessità come ernie, cisti ed emorroidi.

4 CLINICHE PRIVATE

«In primis chiediamo se hanno ancora necessità di un intervento, visto che qualcuno potrebbe essere stato in lista anche in altre aziende sanitarie e magari essersi già operato, oppure potrebbe aver risolto il problema in un altro modo, sopperendo con delle terapie», spiega l’Asl. Non a caso 250 persone su mille hanno chiesto di essere cancellate dalla lista di attesa, che dunque si è accorciata.

A chi invece ha ancora necessità di operarsi viene proposta un’alternativa in tempi brevi in una struttura privata accreditata. Le opzioni, a seconda del tipo di intervento, sono la Casa di Cura Villa Tirrena a Livorno, la Barbantini e la Santa Zita di Lucca e la San Camillo di Forte dei Marmi.

MA POCHI ACCETTANO

I tempi proposti per arrivare finalmente in sala operatoria variano dai 15 giorni a un mese. I primi interventi sono stati effettuati la scorsa settimana. Ma l’operazione finora non ha riscosso un grande successo: solo 83 persone infatti hanno accettato di farsi operare. Tutte dovevano fare interventi di piccola chirurgia della mano o del piede, artroscopie oppure ernie, asportazioni di cisti ed emorroidi. Nessuno di quelli che deve farsi una protesi - proprio come la signora che ha contattato il Tirreno - invece ha accettato di sottoporsi ad intervento fuori dal contesto ospedaliero effettuato dalle equipe delle cliniche private.

Il sentiment dei pazienti potrebbe cambiare forse quando nelle varie strutture esterne opereranno “in trasferta” i professionisti provenienti dall’ospedale, ipotesi che l’Asl ha già previsto in un futuro non troppo lontano.

E così alla fine 150 persone hanno risposto che preferiscono aspettare i tempi dell’ospedale piuttosto che farsi operare fuori.

«Per chi non accetta la nostra proposta non cambia niente: resta nelle liste d’attesa dell’ospedale che nel frattempo però scorre», spiega ancora l’Asl.

ECCO LE RACCOMANDATE

Nelle liste di attesa chirurgiche, come dicevamo, c’è gente che aspetta anche da quasi tre anni. E in questo tempo, oltre ad aver magari risolto il proprio problema, qualcuno potrebbe aver cambiato città, numero di telefono, o magari essere deceduto. E infatti sono alcune centinaia le pesone che l’Asl non è riuscita a contattare, o perché non hanno risposto o perché il numero che avevano lasciato oggi risulta inesistente.

Costoro ora rischiano di essere cancellati dalle liste di attesa. «Invieremo una raccomandata a casa come previsto dalla Regione per gli utenti non contattabili. Se non risponderanno entro 15 giorni dalla ricezione verranno depennati dalla lista di attesa, come previsto dal decreto dello scorso febbraio della Regione Toscana», spiega l’azienda.



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