Gioco
«Quelle lettere firmate da Cosimi non valgono» Lo dice anche il Comune
Il 4 luglio il primo faccia a faccia in tribunale con la banca L’assessora Martini: «Ma l’ex sindaco ha sbagliato»
livorno. È fissato per il 4 luglio il primo botta e risposta in tribunale tra il Comune e la banca (Credem) che vuole avere dal municipio gli 800mila euro frutto dei due mutui da 14,5 milioni contratti tra il 2005 e il 2006 da Aamps. La storia ieri è rimbalzata sul tavolo della campagna elettorale dopo che il sindaco M5S Filippo Nogarin ha annunciato che il Comune ha citato in giudizio l’ex sindaco Pd Alessandro Cosimi, chiedendogli di pagare di tasca propria quel quasi milione di euro nel caso in cui i giudici diano ragione alla banca.
Al centro ci sono le due lettere di patronage che Cosimi aveva firmato allora a garanzia del supporto del municipio all’azienda (che era ed è tutta del Comune). Senza – ha ripetuto Nogarin – che il consiglio comunale ne sia mai venuto a sapere niente e senza che di quegli atti esista traccia negli uffici o nei bilancio dell’ente.
Ma che quelle lettere firmate da Cosimi sono da considerare “senza valore” lo sostiene la stessa giunta a 5 Stelle, anche perché questa sarà la strategia che il municipio adotterà in tribunale contro la banca. Lo dice a chiare lettere lo stesso Nogarin, che all’indomani dell’annuncio usa toni un po’ più morbidi via social. «Dice l'ex sindaco Cosimi – scrive – che non avrei dovuto rendere pubblica questa vicenda. Ma io penso che il primo dovere di un amministratore sia essere trasparente nei confronti dei concittadini. In particolare quando si tratta dei loro soldi. Il fatto che una banca chieda 800mila euro ai livornesi in forza di due lettere di patronage, firmate dall'allora sindaco nel 2005, è un'informazione che non può essere nascosta. E che non si sarebbe dovuta tenere "segreta" nemmeno allora». Detto questo, «a me dei risvolti politici della vicenda non interessa, mi interessa che il Comune non sia costretto a pagare». «Noi – viene al punto – ci siamo opposti alla richiesta della banca e dimostreremo in tribunale un fatto molto semplice: quelle lettere, esattamente come sostiene anche Cosimi, non hanno alcun valore vincolante per il Comune. Dunque quella richiesta è illegittima».
L’assessora agli affari legali, Francesca Martini, spiega che in sostanza la difesa del Comune contro Credem partirà da tre punti: «quelle lettere sono nulle perché fatte senza rispettare le procedure previste dal testo unico»; «non sono fideiussioni e non vincolano il Comune a pagare per Aamps»; «il concordato che abbiamo deciso per l’azienda e di cui è entrata a fare parte come creditore la banca è per noi il cappello di tutto». «Ma la citazione che abbiamo fatto a Cosimi – rivendica l’assessora – non è in contraddizione con questo. Le difese in giudizio si fanno sempre in subordine. E con quegli atti mai passati dal consiglio l’ex sindaco ha la colpa di avere esposto in modo illegittimo il Comune, fosse anche alla noia di doversi difendere. E speriamo non di peggio». —
J.G.
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