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L’agente sopravvissuto in lacrime durante la premiazione: «Penso all’amico che non c’è più»
Livorno, Gino Gabrielli era in auto con il collega scomparso il 30 gennaio scorso. Il racconto alla festa della polizia: «Dell’incidente non ricordo nulla, mi sono svegliato dopo dodici giorni di coma»
LIVORNO. Piange e si asciuga le lacrime Gino Gabrielli, il vice ispettore della polstrada sopravvissuto al tragico incidente del 30 gennaio scorso quando sul palco della festa della polizia viene chiamato Andrea Baratella, il figlio del collega e amico Fabio, scomparso durante - spiega la speaker - «una delicata operazione contro il terrorismo internazionale».
A distanza di meno di tre mesi i segni del terribile schianto in via Leonardo Da Vinci, sono ancora visibili, a cominciare dal busto che limita e di molto i movimenti. «Purtroppo – dice parlando in pubblico per la prima volta – la frattura alla seconda vertebra non si è ancora rimarginata completamente. I neurologi che mi stanno seguendo me lo hanno detto chiaramente: il rischio è di restare paralizzato».
Gabrielli, promosso per merito a ispettore, dell’incidente non ricorda nulla. «L’ultima immagine che mi è rimasta i mente è che eravamo in servizio e io ero accanto al collega che guidava. Poi il cervello si deve essere spento, della dinamica non ho ricordi. So soltanto che mi sono svegliato in ospedale dodici giorni più tardi». A trovarlo, nel reparto di terapia intensiva, il giorno dopo la tragedia, anche il capo della polizia Franco Gabrielli. «Anche di questo – ammette – non mi sono accorto, ma so che il capo della polizia si è costantemente informato sulla mia salute e questo mi h fatto piacere: è stata una bella dimostrazione di affetto».
Il pensiero dell’agente sopravvissuto va al collega che non c’è più e soprattutto alla loro amicizia. «Eravamo coetanei, io abito a Collesalvetti e Fabio a Vicarello, i nostri figli sono andati a scuola insieme. Ecco perché lui per me era molto più di un collega».
Romano di nascita, due figli, Gabrielli è in servizio alla polstrada di Livorno dal 2007. «Quando leggi sui giornali di tragedie sul lavoro – spiega – pensi che certe cose possano capitare agli altri, invece la vita ti fa capire che può accadere anche a te. Adesso – ammette – il mio desiderio è quello di rimettermi in forma e tornare a lavorare. Sono contento che l’amministrazione abbia avuto questo pensiero per Fabio, la mia promozione la dedico a tutte le persone che mi sono state vicine: parenti, amici, colleghi».
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