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Livorno

Il questore davanti ai giovani studenti: «La droga è la piaga di questo territorio»

Il questore davanti ai giovani studenti: «La droga è la piaga di questo territorio»

Livorno, commozione durante la consegna della promozione postuma  al figlio di Fabio Baratella, scomparso durante il servizio

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LIVORNO. La festa della commozione per un collega che non c’è più, si trasforma in un messaggio in bottiglia lanciato nel futuro quando il questore Lorenzo Suraci si rivolge ai ragazzi delle elementari vincitrici del concorso “Pretendiamo la legalità, a scuola con il Commissario Mascherpa” seduti nelle ultime file della sala conferenza del Palazzo Pancaldi.

È a loro – bandiera tricolore in mano e grembiule bianco – che nel giorno della festa della polizia numero 167 spiega come il consumo e lo spaccio di droga siano «una piaga in questa città e nella nostra provincia che ha assunto ormai da tempo proporzioni allarmanti. L’intensa attività di repressione – prosegue – ha consentito di portare a termine operazioni ragguardevoli: 830 chili di hashish sequestrati dalla squadra mobile, 640 chili di cocaina sequestrati dalla finanza e i circa 200 dalla stessa polizia con i colleghi di Milano. Ma ciò – ammette – non ha minimamente intaccato lo spaccio. Occorre convincersi che la droga – ripete – fa male. La repressione non basta, anche perché le previsioni normative consentono spesso una lotta efficace al piccolo e medio spaccio. La società civile, la scuola, le istituzioni devono svolgere un’opera preventiva di educazione, se vogliamo pienamente convincerci di questa urgente necessità basta visitare le comunità di recupero per toccare con mano i drammi per i giovani e le loro famiglie che la maledetta “strega”, la droga, ha loro provocato».

Seduti in platea ci sono tutti vertici delle forze dell’ordine e buona parte delle istituzioni, a cominciare dal prefetto Gianfranco Tomao. Nella navata laterale gli agenti e le agenti pronti a ritirare premi ed encomi, tra loro anche il vice ispettore Gino Gabrielli, l’agente della polstrada sopravvissuto all’incidente in cui ha perso la vita il collega Fabio Baratella. E soprattutto c’è Andrea, il figlio ventenne che al posto del padre è venuto a ritirare il premio consegnato alla memoria.

Esserci sempre

«Il nostro motto – va avanti Suraci – è “Esserci Sempre”, due parole chiare e semplici. “Esserci Sempre” è la sintesi della quotidianità del nostro impegno; è l’idea del poliziotto al servizio del cittadino. “Esserci sempre” vuol dire trincea avanzata di legalità e argine al sopruso ed alla prevaricazione; esserci sempre vuol dire per noi Esserci laddove il cittadino ha bisogno di aiuto, sia quando lo difendiamo dai criminali sia quando ha bisogno di soccorso in occasione di pubbliche calamità o situazioni di difficoltà sia quando dobbiamo garantirgli il diritto alla libera manifestazione del pensiero nelle pubbliche riunioni, sempre consapevoli delle difficoltà del nostro mestiere caratterizzato dalla necessità di dover prendere spesso decisioni immediate nelle più disparate emergenze sia di polizia giudiziaria che di ordine pubblico, ma anche di soccorso pubblico, decisioni che poi verranno giudicate da altri organismi istituzionali con più calma».

Il bilancio

Nel giorno della festa della polizia si fa anche un bilancio del lavoro svolto, dei risultati conseguiti frutto – dice il questore – «dell’impegno di tutte le componenti della nostra istituzione che hanno contribuito a tale bilancio possa apparire senz’altro positivo, grazie ad una massiccia e continua azione di prevenzione posta in essere con i numerosi servizi di controllo del territorio spesso svolti in collaborazione con le altre forze di Polizia».

Il passaggio finale è una promessa: «continueremo comunque su questa strada, pienamente convinti che la prevenzione è sicuramente la strada da perseguire nell’intento di evitare il più possibile la commissione di reati, e i danni che comunque ne derivano alle vittime. Noi appartenenti alla Polizia continueremo a fare la nostra parte, con sicura determinazione e con il convincimento fermo di chi crede, con passione e dedizione, nella propria funzione e si sente costantemente al servizio della collettività e quindi dalla giusta parte».

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