Il Tirreno

Livorno

la replica dell’ex sindaco 

«Sostenemmo la nostra azienda senza impegni diretti»

J.G.

Cosimi: «Le lettere che firmai non erano come fideiussioni Se ora vogliono farci campagna elettorale  io non ci sto» 

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livorno. «Carte fantasma? Ma quali carte fantasma. Queste mi sembrano follie, le vedremo al momento giusto. Mi hanno fatto una citazione e mi aspettavo di discuterla nelle sedi appropriate, invece hanno convocato una conferenza stampa. Io intanto dico che il percorso che abbiamo fatto, istruito da persone di grande qualità, è stato fatto in maniera da supportare l’azienda ma non da prendere impegni economici. Le lettere di patronage sono di vario tipo, vanno sapute analizzare...». È su questo punto che ribatte di più l’ex sindaco Alessandro Cosimi, che pochi giorni fa ha passato tutte le carte nelle mani del suo legale, Sergio Russo.

«Con quelle lettere – ripete da parte sua – non abbiamo mai preso un impegno economico, come ad esempio si fa con le fideiussioni. Noi – chiosa – avevamo messo moltissimi soldi in Aamps, che è del Comune al cento per cento: avevamo già messo 5 milioni per ricapitalizzarla, come fanno i soci. Il mutuo serviva per investimenti e rilancio». Per un attimo alza la voce: «Se ci devono fare la campagna elettorale no eh, anche perché lasciano intendere che ci sono situazioni non chiare e questo non è accettabile. Se si vuole tentare di dare un’immagine oscura dell’amministrazione è scorretto e non ci sto».

«È bene che sia chiaro – aggiunge il suo avvocato – che il Comune non ha assunto un impegno diretto, non ha contratto un mutuo per Aamps. La lettera di patronage a nostro avviso non è una garanzia che giustifichi una chiamata in causa del Comune da parte di Credem e quindi nei confronti di Cosimi». Il legale parla di «contraddizione» nella strategia dell’attuale macchina comunale: perché da una parte – dice in sostanza – il municipio controbatte a Credem che quelle lettere di patronage non hanno valore come garanzia di un mutuo e dall’altra chiama in giudizio l’ex sindaco per averle firmate.

Intanto che quegli atti che Credem «pretenderebbe di imputare al Comune quale obbligazione di garanzia sussidiaria» sono «totalmente assenti dalle scritture contabili dell’ente» lo certifica anche il dirigente alle entrate Alessandro Parlanti, in una nota del 26 febbraio scorso: «Il Comune – evidenzia poi – può rilasciare garanzia fideiussoria per l’assunzione di mutui destinati agli investimenti e per altre operazioni di indebitamento da parte di aziende da esso dipendenti a mezzo di deliberazione autorizzativa, atto che per l’operazione in oggetto non è mai stato fatto...».

Com’è allora che il direttore della banca in quegli anni accordò ad Aamps, che già non navigava in acque tranquilli, due mutui da quasi 15 milioni di euro? Perché lo avrebbe fatto senza considerare le lettere del sindaco come minimo sufficientemente rassicuranti? Se si prova a chiedere all’allora assessore al bilancio, Fabio Del Nista, ci si sente rispondere che «non mi ricordo nulla, io non ho mai avuto rapporti con quella banca che abbiano portato alla chiusura di qualche operazione». Se si chiede all’ex dirigente del Comune, Massimo Chimenti, giudice tributario, anche lui dice di non ricordare bene, «sono passati 14 anni». Fu lui a firmare da segretario supplnete la nota che supportò la prima lettera di Cosimi, e fu sempre lui, da amministratore delegato di Aamps, a firmare il mutuo. «Niente di segreto, quelle lettere erano garanzie generiche e non specifiche», controbatte poi. Ed «io ero stato nominato amministratore di Aamps non in quei giorni, ma già alla fine del 2014, proprio perché ero dirigente del Comune, che dall’azienda, che non viaggiava in buone acque, era ed è proprietario». —

J.G.

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di Redazione web