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Livorno

Moby Prince, 28 anni di rabbia e dolore «La magistratura può riscattare lo Stato»

Alessandro Guarducci; (
Moby Prince, 28 anni di rabbia e dolore «La magistratura può riscattare lo Stato»

Nogarin: «140 sono morti perché si fidarono di essere soccorsi». Rispoli: «Il dolo c’è, dopo la verità serve la giustizia»

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Alessandro Guarducci

«Oggi possiamo dire che i 140 morirono perché si fidarono dello Stato. Si fidarono del fatto che qualcuno li avrebbe soccorsi di lì a breve, che qualcuno di certo aveva sentito il loro mayday, i loro mayday. Si fidarono al punto da rimanere per ore nel luogo più sicuro di quella nave in caso di incendio a bordo. Quella fiducia tradita ha continuato ad essere tradita dallo Stato per oltre 25 anni, con sentenze e richieste di archiviazione che oggi, grazie alla commissione d’inchiesta, possiamo dire sbagliate».

Per Filippo Nogarin è stato l'ultimo 10 aprile da sindaco di Livorno e nel salone consiliare di Palazzo Civico - gremito da parenti e sindaci delle città delle vittime, da rappresentanti politici e delle forze dell'ordine - si percepisce tutto il peso di 28 anni di rabbia e di dolore. Ma si fa spazio anche la speranza, per la prima volta, di essere finalmente vicini non solo alla verità ma anche alla giustizia. Dopo i risultati della commissione di inchiesta tutto è cambiato e la notizia anticipata ieri dal Tirreno - la nuova inchiesta sul Moby Prince aperta dalla Procura è per il reato di strage - lo ha confermato.

«Il 10 aprile 2015 - prosegue Nogarin - dissi che quella parola, “strage”, doveva servire a squarciare il muro di silenzi e di oblio che era stato innalzato intorno a questa vicenda e sostituirsi a quel termine, “tragedia”, che aveva indirizzato per troppo tempo l’attenzione verso l’idea che quella del Moby Prince fosse stata una drammatica fatalità, contro la quale nulla si sarebbe potuto fare. Sono passati quattro anni da allora e oggi l’associazione tra quanto avvenuto quella notte e la parola strage non è più un tabù».

È in questo contesto che il sindaco lancia un appello, facendosi portatore delle istanze dei familiari delle vittime e di tutti i livornesi: «La magistratura ha oggi un compito importante, concludere il percorso di riscatto che lo Stato ha avviato con la commissione d’inchiesta. E per farlo deve avere il coraggio di mettere sotto accusa un sistema di potere che in questa vicenda ha giocato un ruolo decisivo. Livorno vuole iniziare ad essere ricordata come la città dove dopo 28 anni, grazie al coraggio, alla solidarietà e al bisogno di giustizia di onesti cittadini, si compia e completi il riscatto sociale e civile di questo Stato».

Parole condivise da Loris Rispoli, presidente dell’Associazione 140 che, dopo aver ricordato gli amici Enzo Farnesi e Luciano De Majo, nostro indimenticato giornalista, punta il dito sulla tempistica dei soccorsi e sulle responsabilità: «Se una capitaneria di porto afferma che dentro una nave sono tutti morti, quando non è vero, questo è dolo. Così come è dolo se un traghetto viaggia con i sistemi antincendio non funzionanti». Dopo la pioggia battente del primo pomeriggio, il sole fa capolino per accompagnare l’emozionato corteo all’Andana degli anelli. Rispoli alza gli occhi al cielo e commenta: «Speriamo che la magistratura faccia il suo lavoro seriamente e dopo la verità si possa finalmente avere anche giustizia».

(ha collaborato

Nicolò Cecioni)

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