Il Tirreno

Livorno

Lacrime, abbracci e rose in mare Il rito del ricordo che si ripete

Nicolò Cecioni
Lacrime, abbracci e rose in mare Il rito del ricordo che si ripete

La lunga giornata di commemorazioni è iniziata al mattino Poi la cerimonia in Comune e il corteo fino all’Andana degli Anelli  

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il corteo

Nicolò Cecioni

Il lancio delle rose rosse in mare all’Andana degli Anelli è il simbolo del ricordo del Moby Prince che si rinnova ogni anno. E anche stavolta, lo sguardo di tutti era rivolto verso quel mare che si è portato via 140 persone. Dal presidente del Consiglio Regionale, Eugenio Giani, a molti candidati livornesi delle prossime amministrative, sono stati molti i politici che hanno preso parte alle commemorazioni. Prima in Comune per i discorsi istituzionali e poi al corteo che si è snodato da piazza del Municipio al porto, passando per via Grande. Moltissimi erano anche i parenti dei 140 e i sindaci dei comuni che hanno subito vittime nella strage di 28 anni fa. Comuni che, come al solito, erano presenti con i loro gonfaloni.

C’erano i rappresentati delle istituzioni, a cominciare dal presidente del consiglio regionale Giani. Insieme a lui, sono arrivati da Firenze altri 5 consiglieri regionali: Gabriele Bianchi, Irene Galletti, Monica Pecori, Roberto Biasci e Francesco Gazzetti. Sono venuti a Livorno anche alcuni rappresentanti dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Viareggio. C’erano i massimi esponenti delle Forze dell’Ordine: prefetto, questore e i comandante provinciali di carabinieri e finanza. Mentre al sindaco è stato regalato il libro di Francesco Sanna e Gabriele Bardazza “Il caso Moby Prince, la strage impunita”.

«Il presidente Marco Piagentini – ha spiegato la vicepresidente Daniela Romboli – non è potuto esserci, ma noi siamo con voi e combattiamo al vostro fianco. A giugno saranno 10 anni che si è compiuta la strage di Viareggio e, così come per quella del Moby Prince, vogliamo la verità». Poi ha parlato anche Riccardo Antonini, un ex ferroviere che nel 2011 è «stato licenziato – spiega – per aver violato il dovere di fedeltà all’azienda, in seguito alla strage di Viareggio». Associazioni, istituzioni, parenti e tantissimi cittadini hanno preso parte al corteo. Angelo Chessa, figlio del comandante e presidente dell’associazione 10 Aprile ha detto: «Stamani ho letto Il Tirreno e ho visto la procura sta indagando per “strage”. Ho pensato che quel termine lo si sarebbe dovuto usare anche 28 anni fa, quando invece preferirono dire che c’era la nebbia o che stavano tutti guardando la partita». —

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