Toscana
«La commissione su Gonnelli intromissione della politica»
Galigani (capogruppo M5S) dopo il no dei 5 Stelle alla seduta sul dirigente sospeso: «Inopportuna, la decisione è stata tutta tecnica»
livorno. «La commissione sul caso Gonnelli voluta dalle opposizioni rappresenta un tentativo di intromissione indebita della politica in dinamiche che non le competono. Lo abbiamo detto chiaramente in aula e lo ribadiamo oggi». Intervengono così i consiglieri comunali a Cinque Stelle che due giorni fa, non garantendo il numero legale, hanno fatto saltare la seduta della prima commissione chiesta a porte chiuse dalle opposizioni, in particolare da Futuro, per approfondire il caso di Leonardo Gonnelli. Ovvero il dirigente ex capo della protezione civile che l’amministrazione ha deciso di sospendere per tre mesi dopo avere acquisito la sentenza di condanna dell’ex coordinatore Riccardo Stefanini (e questo nonostante Gonnelli non sia mai stato sfiorato dall’inchiesta penale).
«Abbiamo legittimamente deciso di non prendere parte alla commissione», interviene il capogruppo M5S Marco Galigani: «Il percorso che ha portato alla sospensione temporanea del dirigente ha una natura squisitamente tecnica. Siamo davanti a un provvedimento firmato da un dirigente nei confronti di un altro dirigente. Un provvedimento ampiamente motivato in narrativa e che prende le mosse dalle motivazioni di una sentenza di condanna penale per peculato emessa dal tribunale nei confronti dell’ex funzionario Stefanini». «Non si comprende – sostiene Galigani replicando alle opposizioni che hanno parlato di “muro di gomma” della maggioranza – perché un simile provvedimento disciplinare debba necessitare di un approfondimento da parte di un organo politico. È grave anche solo dare l’immagine di voler fare pressioni su un dirigente chiamato a operare una decisione di questa natura». «Gonnelli, come ha peraltro già annunciato, avrà tutte le occasioni – chiude il consigliere M5S – di fare ricorso contro questa misura e lo farà nelle sedi opportune. Sono anni che le minoranze ci accusano di non saper distinguere il piano politico da quello amministrativo, salvo poi, in questa occasione, fare ben di peggio». —
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