Il Tirreno

Livorno

Muore a 52 anni portuale e storico ultras del Livorno

Giulio Corsi
Muore a 52 anni portuale e storico ultras del Livorno

Livorno, lutto in Borgo Cappuccini: Roberto Camici lavorava alla Ltm, lo chiamavano “tovarish”, sepolto con la camicia rossa

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LIVORNO. Lo chiamavano tovarish. E con un cognome come il suo non avrebbe potuto essere altrimenti. Roberto Camici aveva 52 anni. «Era nato il 30 maggio del 1966, ne avrebbe compiuti 53 tra poco», racconta commosso il fratello Mario. «Siamo nipoti di quel Mario Camici, il cui nome campeggia a imperitura memoria sulla barca dell’Ovosodo, antifascisti da generazioni. Per la sua funzione funebre Roberto aveva chiesto espressamente di essere vestito con una camicia rossa e la sciarpa del suo amato Livorno e così sarà».

Camici è morto alle 4 e mezzo di ieri mattina, in un letto del reparto di Medicina dell’ospedale, per colpa di un’emorragia interna. Era ricoverato da alcuni giorni, ma le sue condizioni di salute da un po’ di tempo si erano fatte problematiche, al punto che aveva dovuto interrompere anche il lavoro in porto, alla Ltm, dove è stato per quasi vent’anni. «Prima lavoravamo insieme da Melani, facevamo i carpentieri – ricorda il fratello -. Poi nel 2000 Roberto preferì spostarsi sulle banchine. Anche col porto abbiamo un legame importante, essendo cugini di un altro Mario Camici, storico viceconsole della Compagnia».

In quelle migliaia di giornate e nottate vissute sulle banchine si era fatto decine di amici, che ieri mattina si sono radunati alla Camera Mortuaria di viale Alfieri, affranti. La notizia del peggioramento delle sue condizioni si era sparsa già sabato, ma molti avevano la speranza che la sua forza d’animo e il suo spirito di combattente riuscissero in qualche modo a farlo resistere. E invece la nottata gli è stata fatale. Roberto Camici, ricordano proprio gli amici, si divideva fra tre passioni: la famiglia – la mamma Alice, prima di chiunque altro, con cui abitava in un appartamento al grattacielo di piazza Roma -, il Livorno e i tovarish di Borgo, come si chiamavano tra di loro.

«Eravamo dei fratelli più che amici - ricordano -. Roberto aveva sempre gravitato in Curva, come molti di noi, tifosissimo della squadra amaranto anche negli anni bui, quelli della serie C a cavallo tra gli 80 e i 90, quando si succedevano società senza un quattrino e il Livorno militava nell’anonimato. Ma lui c’era già. Proprio delle vicende della squadra amaranto parlavamo tutti i giorni, al bar Sirena in piazza Mazzini o al circolino».La funzione funebre si svolgerà lunedì 8 aprile alle 11 alla Camera Mortuaria. Poi nel pomeriggio il corpo sarà cremato. Le ceneri saranno disperse in mare, davanti allo Scoglio della Regina.
 

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di Redazione web