Il Tirreno

Livorno

Il Piano strutturale passa in un consiglio mezzo vuoto

Juna Goti
Il Piano strutturale passa in un consiglio mezzo vuoto

Minoranze assenti dall’aula per protesta e il pentastellato Bastone vota contro  Il presidente Esposito alla fine sbotta: «Non siamo buoni, meno male ci si leva...»

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Scordatevi la tradizionale relazione di fine mandato del sindaco uscente, i consiglieri comunali tirati a lucido come fosse il giorno della tesi di laurea e pure il pubblico delle grandi occasioni. Non si è visto niente di tutto questo ieri mattina in municipio, dove in un clima surreale, con i banchi del consiglio mezzi vuoti, la squadra di Filippo Nogarin ha approvato in via definitiva e in extremis il nuovo Piano strutturale, in altre parole la bibbia urbanistica della città. Lo ha fatto senza le opposizioni, assenti e in polemica per una seduta straordinaria che hanno definito «illegittima». E lo ha fatto senza avere neppure dalla sua l’intera maggioranza M5S: l’ex capogruppo Francesco Bastone ha infatti votato contro parlando di «ingiustizia» per alcuni privati che si sono visti «con un colpo di penna» azzerare la possibilità di costruire sui loro terreni.

Bastone, che ha comunque assicurato il numero legale, ha così palesato che dietro alla mancanza dei numeri registrata dalla maggioranza in consiglio pochi giorni fa, quando lui è risultato ufficialmente assente per lavoro, c’era anche un bel problema politico.

Il presidente Daniele Esposito gli cede la parola solo dopo che il segretario generale, Alberto Bignone, rispondendo in burocratese alla lettera delle opposizioni, dice che per lui la seduta è valida e si può andare avanti. Bastone, che nella vita fa l’ingegnere, la prende un po’ larga ma poi non ci gira tanto intorno: «Benché riconosca che ci sono moltissimi spunti positivi in questo piano, come mettere un freno all’insediamento produttivo nocivo e alla costruzione dell’ospedale a Montenero» e «benché riconosca il lavoro enorme fatto dai colleghi per la salvaguardia del territorio», «devo purtroppo notare delle prese di posizione politiche che portano a situazioni di ingiustizia. Un piano strutturale – va avanti – riguarda l’interesse collettivo, ma anche dei singoli: l’interesse privato è sancito dalla nostra Costituzione, non ce ne dobbiamo vergognare...». Dove vuole arrivare? A casi che dice essergli stati segnalati «di persone che con un colpo di penna si vedranno azzerare la possibilità di costruire nel proprio terreno, dichiarato fino a quel momento edificabile, una casa che poi magari andrebbe ai figli. Non è giusto che persone palesemente non palazzinare debbano subire un’ingiustizia che invece gli attuali palazzinari non subiscono. È una situazione paradossale: accanto a chi non può costruire nemmeno un pollaio, sotto le mentite spoglie della ristrutturazione c’è chi si costruisce un casale». Alla fine si appella ai colleghi, perché «io non apparterrò in futuro a questa amministrazione», ma «se ci sarà un futuro a 5 Stelle, uno dei punti sarà la giustizia sociale, anche personale». E dopo avere chiesto un «impegno morale» alla candidata Stella Sorgente, annuncia – se ancora ce ne fosse bisogno – il suo no.

Nessuno replica. In sala sindaco, vice e assessori non aprono bocca. Morale della favola: l’atto passa con un voto contrario (di Bastone), 16 favorevoli (sindaco compreso) e l’applauso dei volti del comitato degli annessi al Limoncino seduti in fondo. In aula sono presenti 17 consiglieri su 33: significa che i numeri bastano a Nogarin e alla sua squadra per tirare un sospiro di sollievo e portare a casa il Piano. Ma significa anche che il principale atto urbanistico della città viene approvato da meno della metà del consiglio comunale.

Sul finale c’è ancora tempo per qualche spezzone inaspettato. I 5 Stelle sono d’accordo nel non discutere la tradizionale relazione di fine mandato del sindaco in questo clima per così dire stravagante: iniziano però ad alzarsi e ad andarsene a seduta ancora in corso e il presidente Esposito sbotta: «Non siamo proprio buoni a una se… meno male ci si leva dai co…». Il microfono è spento, ma la voce è alta. E dopo un paio d’ore con una nota chiede scusa alla città: «Chi la rappresenta non può permettersi cadute di stile, e nemmeno di utilizzare un linguaggio volgare, io oggi l’ho fatto e me ne scuso. Ho sbagliato e ho anche utilizzato parole che non rispecchiano il mio pensiero. È stato l’apice di tre anni e mezzo di gradi tensioni...». Così si chiude l’ultimo vero consiglio comunale dell’era Nogarin. —



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di Redazione web