Il Tirreno

Livorno

tribunale 

Maltrattamenti alla Stella Maris: «Clima di violenza a partire dal 2012»

Sabrina Chiellini

All’udienza preliminare  del processo in corso a Pisa uno degli avvocati delle vittime legge le intercettazioni: «I vertici sapevano»

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FAUGLIA. Alla richiesta di patteggiamento di uno degli imputati si è aggiunta ieri quella del direttore generale della Fondazione Stella Maris che chiede di essere giudicato con rito abbreviato. Ma il gup, Giulio Cesare Cipolletta, dopo aver sentito le dichiarazioni di due degli imputati, Roberto Cutajar, direttore generale, e di Giuseppe De Vito, di Livorno, direttore sanitario della struttura, si è riservato di decidere e ha rinviato l’udienza al 12 aprile.

Siamo ancora nella fase preliminare del processo per fare luce sulle responsabilità dei maltrattamenti riservati agli ospiti della Stella Maris, nella struttura di Montalto di Fauglia. Le accuse sono diffuse: riguardano gli operatori, ma anche i vertici della Fondazione. Al processo sono parti civili l’Anmic, il Telefono Viola e l’Agosm, l’Associazione dei genitori degli ospiti della strutturi, i genitori e i familiari dei pazienti, ma solo nei confronti degli imputati a carico dei quali vengono mosse contestazioni in base ai singoli ospiti. Ogni operatore risponderà di quello che ha fatto: in 90 giorni di intercettazioni ambientali con telecamere posizionate in uno degli ambienti della struttura sarebbero emersi più di 80 comportamenti con possibile rilevanza penale.

Sia il direttore generale che quello sanitario hanno puntato gran parte della loro difesa nel dire che non erano al corrente di quello che succedeva a Fauglia, che non è possibile controllare e che non era questo il loro ruolo. «È vietato puntare telecamere sui lavoratori», ha ribadito Cutajar ripercorrendo le tappe del confronto sulla videosorveglianza. Ancora: «Noi abbiamo fatto il possibile per evitare», ha aggiunto in un altro passaggio, spiegando come mai dal 2015 il gruppo psicologico che doveva essere di supporto al personale era stato cancellato. Al direttore sono state rivolte anche più domande su un fatto, sempre una violenza su un ospite disabile, avvenuto nel 2014 e non denunciato all’autorità giudiziaria anche se i vertici dell’istituto ne erano venuti a conoscenza. Alcuni difensori degli operatori insisteranno sul fatto che il personale era stato lasciato da solo, sia dalle due dottoresse responsabili di Montalto (Patrizia Masoni e Paola Salvadori, ora trasferite) sia dai vertici della Fondazione. «Molti operatori lamentano che erano stati abbandonati nell’esercizio della loro attività», è stato detto, ritenendo questa un’omissione da parte dei vertici. Il pm Fabio Pelosi ha rinnovato la richiesta di rinvio a giudizio per tutti gli imputati. —

Sabrina Chiellini



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