Il Tirreno

Livorno

«Fermate un progetto che snaturalizza culturalmente il cuore della città»

il presidente

Dibattito sul rifacimento della pavimentazione dei portici di via Grande La parola alll’Ordine provinciale degli architetti: ecco cosa pensano  

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Intervento

Dopo l’intervista all’assessore comunale Alessandro Aurigi, prosegue sul Tirreno il dibattitto riguardante la malconcia pavimentazione dei portici di via Grande, che l’amministrazione comunale intende sostituire nell’ambito di un piano di riqualificazione della zona. C’è chi è favorevole al provvedimento e chi è contrario. Ecco il contributo dell’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Livorno.

Più volte abbiamo avuto occasione di leggere ed intervenire su alcuni progetti che l'Amministrazione Comunale ha messo in campo come proposta di riqualificazione della Città.

Anche sul progetto di riqualificazione dei Portici di Via Grande vorremmo dare il nostro contributo, in quanto non si tratta di un tema assolutamente ed intrinsecamente legato alla nostra professionalità (come categoria) e professione ma più profondamente la natura dell'intervento coinvolge, la cultura e la tutela della Città e dei cittadini in quanto questi luoghi sono un bene comune da tutelare nell'immaginario collettivo e nella memoria storica.

Vogliamo quindi prendere una posizione su questa che ormai potremmo chiamare vicenda, ponendo l'attenzione su alcuni aspetti che possiamo definire principali e fortemente legati tra loro.

L'Amministrazione Comunale, non ha attivato nessun percorso di condivisione con la società civile, con l'imprenditoria e con le categorie professionali su un tema così centrale legato al paesaggio urbano ovvero siamo inevitabilmente alla scarsa sensibilizzazione verso la qualità dello spazio pubblico e la sua centralità sociale e culturale.

Ai cittadini è evidente che il centro della Città è in uno stato di degrado ed abbandono ed è evidente che le cause e le dinamiche sono molto complesse; quello che noi vogliamo evidenziare è un atto di ulteriore impoverimento culturale ed artistico di questo centro con un progetto che sinteticamente viene descritto come desiderio “... di uniformare la pavimentazione dei portici in modo da percepire un percorso unico e continuo ...” di fatto snaturando la storia di questo luogo. Il disegno dell’attuale pavimentazione, realizzato nel modo chiamato “alla palladiana”.

Il disegno dell’attuale pavimentazione, realizzato nel modo chiamato “alla palladiana”, riprende la scansione dei pilastri dei portici e a più riprese mette in evidenza con fasce di pari larghezza di diverso colore per renderlo percepibile; cornici e fasce marcano i campi tra i pilastri che in sequenza si succedono rapportandosi alle facciate dei palazzi che caratterizzano l'immagine della via Grande. Una geometria semplice che permette la chiara percezione delle due matrici compositive, quella verticale e quella orizzontale. Fra le due non c’è una uniformità ma una relazione, non c’è una unicità ma una coerenza formale che evidenzia al tempo stesso la sua stratificazione.

L'idea di una pavimentazione in gres-porcellanato che si avvicini all'effetto del travertino che troviamo nel progetto dell'Amministrazione non tiene conto di questo rapporto geometrico, sarà a fasce irregolari, con andamento variabile senza allineamenti ad assi e pilastri, questo si legge. Non tiene conto della policromaticità che caratterizza i marmi da un portico ad un altro, ma sarà indistintamente in due toni di colore che cancelleranno un’opera singolare, frutto di un pensiero non uniforme e del lavoro di molti bravi artigiani, e proprio per questo identificabile come una indubbia opera di Architettura dello spazio urbano; testimonianza di una cultura, di unatradizione e di un legame che non possiamo permettere di perdere a favore di un banalissimo pavimento da supermercato di periferia.

Abbiamo il dubbio che il progetto riporti questo spazio ad una solitudine e ad una ingodibilità nella percezione collettiva di una nuova immagine, un risultato che cambierà i connotati a questo pezzo di città.

Ancora una volta vogliamo dire che questo progetto è frutto della mancanza di una visione strategica dello sviluppo della Città e della sua riqualificazione, un intervento che mira a cambiare l'aspetto percettivo del bene comune non può essere demandato ad una progettazione interna, se questo era l'intento allora il percorso giusto sarebbe stato quello di mettere a confronto il mondo dell'Architettura nazionale ed internazionale con un concorso di progettazione; un percorso che avrebbe dato molteplici soluzioni ed espressioni alternative alla banalizzazione di uno strato di pavimentazione.

Quando si vuole cambiare culturalmente la percezione di uno spazio cristallizzato nell'immaginario collettivo, ci vuole una azione veramente coraggiosa ed azzardata e non è stato questo il caso.

Le nostre considerazioni sono la base per chiedere espressamente all'Amministrazione Comunale di bloccare la gara per andare verso una revisione del progetto orientandolo verso la conservazione ed il restauro dello stato attuale.

il presidente

Daniele Menichini

la vicepresidente

Vittoria Ena

Il Segretario

Iunior Davide Ceccarin

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