Il Tirreno

Livorno

eNrico Del Chicca 

«E adesso puntiamo a portarci i turisti»

M.Z

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LIVORNO. Il loro comitato l'hanno chiamato "Il Gioiello Dimenticato" per riferirsi alla cripta millenaria nel sottosuolo della chiesa di San Jacopo.

Ma adesso sono usciti dai sotterranei e hanno puntato i riflettori per richiamare l'attenzione sul resto della piazza. La formula però resta la stessa: non limitarsi a chiedere che qualcun altro intervenga ma, al contrario, farlo in prima persona. Al limite anticipando i soldi e poi andandoli a cercare, magari a suon di 10 euro per volta, dalla piccola bottega di rione o dall'artigiano all'angolo, talvolta con iniziative conviviali o scrivendo libri sulla storia di questo spicchio di Livorno. Con effetti quasi miracolosi: è stato portato a termine il recupero della cripta costato 164mila euro. Ora è visitabile il lunedì ore 10-11 e il giovedì ore 18-19 (16-17 inverno). Hanno costruito un tessuto di alleanze attorno alla loro mobilitazione: lo dicono ringraziando l'ex parroco don Alberto Vanzi e quello attuale monsignor Ivano Costa, ma anche soggetti come Fondazione Capone, Fondazione Livorno, Coop, Comune, Rotary Livorno, Lions Host e Porto Mediceo, i soci della Baracchina Bianca, Stella Peruzzi, Giorgio Bonaventura, Enrico Fernandez, l'Arci livornese e i circoli Norfini e Di Sorco. Il comitato è guidato da Enrico Del Chicca, anima appassionata di questa battaglia insieme a Paolo Faccioli (segretario) ed è legato alla parrocchia tant'è che monsignor Ivano Costa è il presidente onorario. Ne fanno parte Alessio Bonaretti, Benedetta Del Lucchese, Matteo De Marco, Valentina Gasperetti, Daniela Guarda, Lucia Niccolini, Leonardo Puccini, Edoardo Rubichi e Bruno Taliani.

Dopo il recupero c’ è la riscoperta turistica. «Ho scippato una gita a Pisa, era un pullman di fiorentini», racconta Del Chicca: «Sono andati via entusiasti di aver scoperto una città che neanche immaginavano, hanno promesso che torneranno per la Fortezza Vecchia e il Museo della Città. Lo stesso è accaduto con un gruppo di Follonica: ma a Livorno non c'è niente da vedere, dissero. Li abbiamo fatti ricredere». E Rubichi aggiunge: «Ma è per primo il livornese a non credere di aver qualcosa da offrire al turista ed è un errore». Poi Niccolini: «Manca anche un ostello per i giovani». È Del Chicca a tirare le somme: «Chi ce lo fa fare? L'amore per la nostra città e il fatto che non accettiamo di vederla sciupare».

M.Z.



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