Il Tirreno

Livorno

«Nessuna imprudenza da parte del ginecologo quel parto non ha rischi»

G.C.
«Nessuna imprudenza da parte del ginecologo quel parto non ha rischi»

Il neo-primario conferma  la validità dei protocolli:  «La gestante non era  in travaglio e aveva condizioni che possono durare giorni»

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LIVORNO. «Non c’è stata alcuna imprudenza. E il collega ginecologo che era di turno sabato 2 marzo ha lavorato benissimo». Andrea Antonelli, nuovo primario di Ginecologia e Ostetricia, respinge al mittente le accuse di Pasquale Cognetta, medico di base, consigliere dell’Ordine dei Medici e segretario della federazione medici di medicina generale, che aveva denunciato le procedure seguite dal reparto con sua figlia Anna, che quel sabato 2 marzo si era presentata in ospedale dopo la scadenza del tempo di gravidanza con lievi contrazioni, è stata rimandata a casa e un’ora e mezzo dopo ha partorito nel salotto. «Se ci fossero stati problemi durante il parto a casa, sarebbe finita in tragedia - aveva detto Cognetta al Tirreno -. E allora mi chiedo, come medico, se questo episodio non sia l’ennesimo segnale della necessità di un ripensamento di certi protocolli e dell’approccio che oggi c’è, a livello ospedaliero, con i pazienti».

Ora Antonelli risponde: «Il ginecologo che ha visitato la paziente nel corso di un ambulatorio di controllo della gravidanza a termine ha trovato, seppur presente una modesta attività contrattile, il collo dell’utero conservato e chiuso. La gestante non era in travaglio e presentava condizioni che possono perdurare anche diversi giorni. È stato correttamente consigliato di tornare a casa evitando alla paziente una precoce ospedalizzazione che, come ampiamente riconosciuto dalla comunità scientifica, aumenta il ricorso a parti operativi che si concludono in modo non spontaneo».

«La decisione - continua Antonelli - è quindi frutto di una consapevolezza e di una conoscenza tecnica finalizzata al miglior esito per mamma e bambino, e non certamente dettata da fattori non clinici. C’è il massimo rispetto verso la donna che deve vivere tutta sua gravidanza in maniera serena e l’ospedalizzazione rende tutto più difficoltoso».

Poi il ginecologo entra nei dettagli: «La rapida evoluzione successiva che ha portato alla nascita del bambino è stata poi dovuta al cosiddetto “parto precipitoso” ovvero un evento eccezionale durante il quale, nel volgere di pochi minuti, l’utero subisce quelle trasformazioni che generalmente impiegano diverse ore: è un evento che può capitare indifferentemente a donne che abbiano già partorito o meno. Il “parto precipitoso”, per quanto possa creare scompiglio data la sua rapidità, ha un esito di norma positivo, in quanto proprio tale velocità è frutto di condizioni materno fetali particolarmente favorevoli. Mi stupisce che un medico parli di rischi col “parto precipitoso”. Da medico di famiglia anziano ed esperto che esercitava anche quando i parti venivano fatti a casa, Cognetta dovrebbe sapere che i rischi non ci sono mai in questi casi».

Per quanto riguarda l’invito di Cognetta a rivedere i protocolli, il primario non lo ritiene necessario: «L’evento in quanto imprevedibile e con casistica estremamente limitata, non può mettere in discussione protocolli universalmente riconosciuti a livello internazionale - dice -. Voglio sottolineare che non parlo come responsabile del reparto - lo ero diventato appena il giorno prima -, né per difendere l’operato del collega, perché sono il primo a riconoscere gli sbagli se ci sono. Ma è doveroso ribadire l'efficacia dei protocolli in uso nel reparto e il buon operato dei professionisti, confermato dalla casistica di buoni esiti registrati a Livorno». —G.C.

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