Il Tirreno

Livorno

Il centrodestra unito ha deciso: Romiti è il candidato sindaco di Livorno

Juna Goti
Il centrodestra unito ha deciso: Romiti è il candidato sindaco di Livorno

Decidono Meloni, Salvini e Berlusconi: Fratelli d’Italia strappa Livorno a Lega e Fi. Il coordinatore emozionato dopo la telefonata della leader: «Libereremo la città»

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LIVORNO. Questa volta, quando il telefono inizia a squillare, riconosce subito il numero. È Giorgia Meloni, lo chiama da Arcore, dove ha appena chiuso l’accordo con Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. Lui è in macchina, sta guidando verso Livorno con accanto il senatore Patrizio La Pietra. «Pronto, Andrea – gli dice lei – volevo farti sapere che sei il candidato sindaco di Livorno...». E ci manca poco che il volante gli scappi di mano. Così il centrodestra ha deciso: Andrea Romiti, coordinatore del partito di Meloni, è da ieri il candidato sindaco della coalizione formata da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.

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Non sarà quindi un candidato diretta espressione del carroccio a guidare la corsa verso quel Comune che cinque anni fa, dopo settant’anni di sinistra e centrosinistra, è passato in mano ai 5 Stelle. Non sarà Giulia Pacciardi il volto di punta, nonostante la leader toscana Susanna Ceccardi e il parlamentare leghista Manfredi Potenti l’avessero già praticamente presentata alla città come La Candidata. E non sarà neppure uno dei volti sponsorizzati dai forzisti (dal manager Federico Barbera all’ammiraglio Cristiano Bettini) a

Nella sede di via Verdi, dove ieri in serata è arrivato accompagnato da La Pietra e dove ha trovato ad applaudirlo i militanti del centrodestra («abbiamo sempre creduto in lui, ce l’abbiamo fatta», dice il senatore, che gli augura di replicare l’impresa di Pistoia), Romiti tiene a fatica le lacrime. «È una grande emozione, sento il peso della responsabilità, è la prima volta che a Livorno c’è la concreta possibilità che cambi qualcosa. Perché con i 5 Stelle non è cambiato niente, la città è rimasta immobile, le uniche cose fatte sono state quelle già decise dal Pd. Il clientelismo non è finito, la città non è stata liberata: sentiamo il peso di liberarla, non sarà facile, ce la metteremo tutta». «Da oggi – dice – non sono più il coordinatore di FdI, sono il candidato sindaco di tutta la coalizione. Vogliamo vincere». Il candidato ritenuto «migliore per portare avanti il programma populista e sovranista». Partendo da: «lavoro, efficienza, legalità».

Per mesi la Lega (che oggi in una nota dice che ci metterà il «massimo impegno per sostenerlo» e che «vice la squadra») ha ripetuto di voler puntare su un candidato civico, così come Fi. Invece a spuntarla è il coordinatore di un partito. Lui controbatte: «Cosa vuol dire essere un civico o un politico? Io non vivo di politica, ho la mia professione, mi sono sposato a vent’anni, ho due figli, ho giocato a pallacanestro, a rugby, ho scaricato la frutta al mercato, fatto l’assicuratore, l’operaio, sono entrato in polizia, sono diventato ispettore, mi sono laureato e mi sono impegnato in politica per la mia città». «Sei un grande» gli ha scritto due giorni fa Meloni dopo aver letto sul Tirreno la storia della figlia omosessuale e le sue parole sul congresso delle famiglie a Verona. Poi ieri la chiamata decisiva. Pacciardi reagisce così: «Rinnovo la mia disponibilità, però ora è tutto da definire. È ovvio che speravo di essere la candidata e che non ci sono rimasta bene. Ma a prescindere da tutto faccio i miei complimenti e l’in bocca al lupo ad Andrea». —
 

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di Redazione web