Il Tirreno

Livorno

dopo le proteste  

Arpat: in calo i cattivi odori imprese con impianti migliori

Lucia Aterini

I dati del rapporto dell’Agenzia: l’inquinamento olfattivo è diminuito del 70% Dieci le raffinerie che sono coinvolte nel percorso, Eni ha speso dieci milioni  

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Un abbattimento dei cattivi odori pari al 70% nella zona nord di Livorno e a Stagno. Questo è il risultato che emerge dal report presentato all’interporto di Guasticce dalle amministrazioni comunali di Collesalvetti e Livorno con Arpat e il coinvolgimento delle aziende del territorio, le raffinerie della zona, che stanno portando avanti un percorso di monitoraggio e controllo dell’inquinamento olfattivo . Un percorso che vede anche come parte attiva l’Università di Pisa.

Ieri mattina all’interporto , la presentazione è stata densa di dati tecnici che però, soprattutto nel futuro, avranno un impatto importante sulla vita delle persone che abitano nella zona e che da tempo sottolineano i disagi avvertiti per queste maleodoranze (che si sono trasformati in passato anche in esposti alla procura della Repubblica di Livorno).

Sono state illustrate le opere per la mitigazione di queste emissioni odorigene, sono stati analizzati i dati delle emissioni registrate dalla centralina che è situata a Stagno. É stato illustrato il monitoraggio dell’efficacia degli interventi.

Sono stati poi individuati i livelli di tollerabilità olfattiva in relazione agli esposti che sono stati presentati dalla popolazione.

Come spiega poi, nel dettaglio, l’assessore all’ambiente di Collesalvetti Riccardo Demi, «siamo ora al terzo appuntamento dopo la partenza di questo percorso che è avvenuta nel 2016. La prima tappa è stata la fase di studio delle sorgenti di origine dell’inquinamento olfattivo. Poi siamo passati alla pianificazione delle azioni in collaborazione con le aziende. E infine in questo momento siamo alla verifica delle azioni dopo le modifiche che sono state effettuate agli impianti».

Ora è in corso un monitoraggio degli interventi realizzati con l’Università di Pisa e alcuni modifiche agli impianti sono ancora da realizzare.

Secondo i dati forniti da Arpat «siamo arrivati a una riduzione del 70% a Stagno - spiega l’assessore - gli interventi sono stati realizzati da poco e c’è bisogno di un’osservazione che sia più lunga».

Le aziende coinvolte sono una decina e hanno fatto interventi importanti agli impianti e sugli scarichi per ridurre le maleodoranze che, appunto, hanno provocato a più riprese proteste da parte degli abitanti della zona.

Modifiche agli impianti che, per esempio, nel caso di Eni, hanno comportato lavori per dieci milioni di euro. Tra l’altro il percorso a partire nel 2016 è stato abbastanza pionieristico perché i fenomeni cosiddetti “odorigeni” non hanno una normativa.

A Livorno nord e Collesalvetti siamo un riferimento nazionale, dunque. «Abbiamo solo - va avanti l’assessore Demi - le linee guide della Regione Lombardia. Quindi le aziende che hanno deciso di condividere questo percorso lo hanno fatto su un piano volontario. E nel caso di Eni le azioni elaborate sono state inserite poi in un’autorizzazione dell’impianto che proprio in questo periodo era scaduta». —



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