Il Tirreno

Livorno

Salute 

Allarme tumori per i tatuaggi «Ma quei 9 colori qui non li usiamo»

Stefano Taglione
Allarme tumori per i tatuaggi «Ma quei 9 colori qui non li usiamo»

I professionisti chiedono più controlli in fase di produzione «Bisogna evitare che vengano venduti prodotti proibiti»

2 MINUTI DI LETTURA







«Io quella marca di inchiostri non la conoscevo e non l’ho mai usata. Però voglio dire una cosa: che colpa hanno i tatuatori se qualcuno vende loro prodotti che solo dopo si scoprono cancerogeni? Nessuna. Che le autorità controllino meglio alla radice, chi li produce ad esempio».

A parlare è Pablo De Vivo, che lavora nel noto studio “Tattoo Lifestyle”, a Livorno in via Cambini e via Pieroni. «Se un ente mi certifica che certi colori vanno bene – dice – non c’è ragione perché io non li usi. Per questo chiedo più controlli a chi è preposto a farli. Del resto le verifiche a noi artigiani sono continue: l’Asl, nei giorni scorsi, ci ha chiesto di cambiare i lavandini medicalizzati. Lo faremo, anzi in via Pieroni lo abbiamo già fatto. Questa solerzia, giustissima e sacrosanta, deve essere applicata anche ai produttori di inchiostri».

De Vivo – che non ha mai usato quelle marche di colori, definite dal ministero della Salute cancerogene – consiglia a chiunque voglia farsi un tatuaggio di «rivolgersi agli studi specializzati, non alle persone che lavorano a casa». Perché queste ultime «oltre a non poterlo fare, violando la legge – conclude l’artigiano – non sono certo controllate dall’Asl, quindi è molto probabile che non rispettino alcuna norma di igiene e sicurezza».

Anche Marco Fantoni, il primo tatuatore ad aprire uno studio in città, non è solito usare quelle marche. Pur conoscendole, visto che sarebbero in commercio ormai da due anni. «Sì, fra l’altro so che di una marca c’era un colore rosso abbastanza famoso – dice – ma a me non è mai piaciuto, non lo utilizzo. La verità è che nelle nuove generazioni di inchiostri ogni tanto certi problemi vengono fuori». Secondo Fantoni «per le autorità è impossibile controllare ogni lotto o bottiglia», ma «dal momento che vengono date delle certificazioni, non si può scoprire dopo che quella garanzia, perché la certificazione è una garanzia, era sbagliata».

Anche altri quattro altri professionisti, contattati dal Tirreno, dicono di non aver mai usato le marche “incriminate”. Lo fanno a patto di rimanere anonimi. «Il nostro fornitore ci ha subito avvisato – dicono – chiedendoci di controllare in magazzino. Per fortuna però non siamo coinvolti».

«I lotti messi al bando – spiega il responsabile dello studio Enkre di via San Giuseppe Cottolengo – da me non sono mai stati acquistati o utilizzati. Purtroppo queste situazioni capitano, in passato del resto è successo anche con le mozzarelle». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web