Gioco
«A Pisa venivano i parà qui la fila di gente comune»
Palla va in pensione: «Non dimenticherò lo spirito dei livornesi nelle emergenze»
LIVORNO. Ha la fila alla porta, Piero Palla, nel suo ultimo giorno di lavoro al primo piano del Centro Trasfusionale dell’ospedale.
Da sabato il primario, che ha appena compiuto 65 anni, sarà in pensione. Nel corridoio, ad aspettarlo per un abbraccio, ci sono i donatori che frequentano il reparto e che in questi anni sono diventati degli amici. «Più di tutto mi spiace lasciare loro e il rapporto che avevamo costruito - racconta -. L’attività trasfusionale ha tre attori: il sistema sanitario, le associazioni e i singoli donatori che sono l’anima, il nerbo di tutto il nostro servizio. E i donatori di Livorno sono speciali. Ho girato diversi ospedali, ma anche rispetto alla realtà importante da cui provenivo ho scoperto una differenza di generosità che mi ha colpito e mi ha emozionato. A Pisa, quando avevo emergenze di sangue, dovevo rivolgermi ai paracadutisti della Folgore. Qui so che se ho un’emergenza, nel giro di poche ore, appena il tempo di dare l’allerta, e ho la coda che va da viale Alfieri fino alla stazione, e questo mi commuove ancora oggi, a distanza di tempo. Lo stesso spirito l’avevo trovato all’inizio della mia carriera all’Isola d’Elba: dev’essere nel Dna della gente di mare, schietta e generosa».
SERVONO PIÙ INFERMIERI
Quando un gruppo di donatori varca la soglia e gli consegna una targa, gli occhi del primario si inumidiscono. «I donatori di Livorno vanno tutelati - sottolinea il primario -, spero che la direzione aziendale continui nel supporto al Centro Trasfusionale come ha fatto finora e anche di più, dal punto di vista delle risorse. Dal 2014 purtroppo stiamo registrando una crisi di donazioni che non riusciamo a raddrizzare e anche il 2019 sta andando un po’ come il Pil dell’Italia, non è iniziato bene. Le iniziative che sono state intraprese sono positive, mi auguro che si riesca a invertire il trend. Il calo è dovuto anche alla minor disponibilità di tempo dei donatori. Ecco - riflette Palla -, credo che sia necessario lavorare su questo aspetto: più infermieri abbiamo, meno attese avranno i nostri donatori in sala prelievi. L’aspetto di supporto del comparto è fondamentale. Le associazioni d’altra parte ritengono che servano più aperture, ma ciò non vale ovunque. Adesso apriamo due domeniche al mese, ma conta capire quanto la gente venga nei giorni festivi: a Piombino ad esempio abbiamo un’alta densità di donazione e lì dovremmo aumentare le domeniche di apertura, mentre la seconda apertura su Livorno non ha dato ciò che aspettavamo: con meno di 10 donazione è una dispersione di energie».
LIVORNO TOP IN TOSCANA
A Livorno Palla ha passato 10 anni, arrivando nel 2009 da Cisanello dopo aver vinto il concorso come direttore del reparto di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell’ospedale. Con la nascita dell’Asl Toscana Nord Ovest è stato scelto come responsabile dell’area della medicina trasfusionale di tutta l’azienda. E sotto la sua gestione Livorno ha precorso quella rivoluzione della gestione del sangue poi esportata al resto dell’area vasta Nord Ovest.
«La centralizzazione dell’Officina del Sangue creata a Pisa è arrivata anche sulla scia della centralizzazione che in maniera avveniristica avevamo fatto qui per i territori dell’ex Asl 6. Livorno era una piccola officina che separava e distribuiva le unità di sangue sulle varie sezioni trasfusionali, ora ce l'abbiamo a Pisa e da lì vengono distribuite a tutti. Il percorso è nato qui: devo dire che quando è stato il momento dell’Officina di area vasta ero contrario, poiché eravamo arrivati a una struttura efficace ed efficiente, ma oggi convengo che la centralizzazione d’area rappresenti il modo migliore di operare. Anzi, non capisco perché le Asl Centro e Sud non l’abbiano ancora realizzata. Anche questo ci dice quanto siamo più avanti di tutti nel tema della trasfusione».
«Qui - continua - abbiamo l’unico laboratorio per la genetica Hla di tutta l’Asl, ma la nostra punta di diamante è la plasmaferesi terapeutica, una procedura terapeutica che sostituisce parte del plasma del paziente: si tratta di un’attività che viene gestita ormai solo su Livorno e Lucca, ma a Livorno con numeri doppi. E poi voglio ricordare che l’introduzione del sistema della televalidazione ci ha consentito di tenere un solo medico presente nel pomeriggio e durante la notte per le urgenze su tutto il territorio di Livorno, Pontedera, Volterra, Cecina, Piombono, Portoferraio e usando la tecnologia di sopperire alla drammatica carenza di medici di Medicina Trasfusionale, che tra l’altro non trova sponda nei lunghi tempi di reclutamento da parte di Estar. In questo senso devo tessere lodi al comparto dei tecnici di laboratorio presente in ogni ospedale o reperibile, fondamentali nella gestione della valutazione a distanza da parte del medico. L’obiettivo adesso è diffondere la televalidazione in tutta l’Asl».
PORTE APERTE ALLA CITTÀ
Il nastro si riavvolge su questi 10 anni. «La cosa più bella che mi viene in mente, il cui progetto non fu opera mia - ricorda - è la ristrutturazione del Trasfusionale del 2012. Per aiutare a sistemare mi venne anche un’ernia al disco... Il Centro con l’attività di prelievo e le sale donatori così configurate e l’accesso indipendente rispetto all’ospedale è stato un passaggio fondamentale per la nostra attuale configurazione. Oggi abbiamo uno dei più bei Trasfusionali della Toscana».
Giulio Corsi
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