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Tra lo spazio e le infradito è la Livorno da Capitale

Gianni Tacchi
Tra lo spazio e le infradito è la Livorno da Capitale

Da Zolesi a Caluri, da Protti a Luise: ai Bottini dell’Olio le eccellenze della città fanno fronte comune per la candidatura a Capitale italiana della cultura 2021

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Quando Valfredo Zolesi, fondatore e presidente della Kayser che da oltre trent’anni fa esperimenti in orbita, tira fuori dalla giacca lo stemma dell'azienda «che è andato nello Spazio a bordo di una capsula ed è rientrato sulla Terra», al Museo della città si chiude quasi un cerchio. Perché quel logo è stato disegnato da Daniele Caluri, vignettista, docente di storia dell’arte e – insieme a Emiliano Pagani – ideatore di Don Zauker, l’immaginario prete donnaiolo che ha colorato per anni le pagine del Vernacoliere. Mondi opposti, che si sono già incontrati e che sono pronti a incontrarsi di nuovo. Eccola, la Livorno che punta a diventare Capitale italiana della cultura nel 2021. La Livorno delle missioni spaziali e del vernacolo, delle medaglie olimpiche e della passeggiata sul lungomare, della robotica e delle infradito. E dai divani rossi di Welcome on sofà, il format già sperimentato a Effetto Venezia e ripreso oggi per parlare di cultura, arriva anche la parolina magica: contaminazione, cioè l’unione di tutti questi aspetti della livornesità. «In cucina gli ingredienti ci sono, vanno solo messi insieme», sintetizza Fabrizio Ottone, presidente delle Guide labroniche, uno dei tre protagonisti dei video-spot sulla candidatura: gli altri sono Stefano Santomauro e Alessia Cespuglio, i presentatori del talk show di giovedì sera ai Bottini dell’olio.

SPORT, MUSICA E ROBOT

Parlano tutti di «passione» e di «lavorare insieme», al Museo della città, dove ogni ospite viene presentato con una caricatura digitale del fotografo del Tirreno Dario Marzi. C’è Igor Protti, leggenda amaranto e oggi club manager del Livorno Calcio, che scommette sul «senso di appartenenza». C’è il delegato del Coni, Gianni Giannone, che ricorda le 554 medaglie olimpiche e mondiali conquistate dai livornesi («questa è la città più medagliata d’Italia»). È così che lo sport entra nella cultura, che si sviluppa con l’arte e la musica. «Livorno è una città che suona, canta e dipinge», spiega Marco Luise, il presidente del Mascagni che provoca ipotizzando «una contaminazione tra Bobo Rondelli e la musica classica». «Ma Livorno è anche la capitale della robotica – aggiunge Luigi Vicinanza, direttore del Tirreno, media partner della candidatura per il 2021 – recentemente abbiamo parlato della suggestione di una Ovosodo valley, una suggestione che punta a riunire le più grandi intelligenze. Ecco, nell’ottica delle Livornine 4.0, oggi questa città può attirare scienziati, ingegneri, studiosi… Tutto senza dimenticare la qualità della vita».

PROGETTO E… INFRADITO

Ma qual è il percorso per diventare Capitale della cultura 2021? A rispondere è Annalisa Giachi, coordinatrice della Promo Pa, la Fondazione che segue il progetto per il Comune: «Intanto siamo in attesa dell’uscita del bando, che potrebbe arrivare dopo l’estate. A quel punto ci saranno due step: prima la manifestazione d’interesse dell’amministrazione, poi l’invio di un dossier sulla candidatura. Sarà importante capire i criteri del ministero, ma conterà molto anche la sostenibilità economica: non dobbiamo scrivere un libro dei sogni. Chi vince la gara ottiene un finanziamento da un milione di euro, che sembra tanto ma in realtà è poco per quello che bisogna organizzare».

«Al di là di come andranno le amministrative, credo che sia giusto continuare su questa strada», sottolinea la vicesindaca (candidata M5s) Stella Sorgente, mentre fra il pubblico – un centinaio di persone – spunta il "rivale" di centrosinistra Luca Salvetti: a margine parla di «una prospettiva interessante», ma chiede anche «attenzione perché a oggi nel bilancio ci sono solo 40mila euro». «In ogni caso possiamo farcela, il ministero regala queste opportunità a città come Livorno e non a realtà che sono già capitali della cultura come Roma», evidenzia l’assessore Francesco Belais tra gli interventi di Marco Leone (Goldoni), Paola Tognon (Museo della città), Nicola Ceravolo (Asa), Antonio Bertelli (dirigente comunale), Daniela Maccari (coreografa) e Veronica Carpita (Trossi-Uberti). Sono le sfaccettature della cultura, «con l’unico scoglio – sottolinea la conduttrice Tv Angela Rafanelli – che rappresenta una sfida, cioè convincere i livornesi». Perché in fondo vince quasi sempre «la cultura dell’infradito», come si dice a Livorno, che tirano fuori i giovani organizzatori di eventi di Deep Love Factory (Filippo Ascione, Gabriele Carratori e Lorenzo Di Batte) e che ribadiscono Caluri e Pagani. Si può anche andare nello Spazio, ma prima o poi bisogna tornare sul Romito. —

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