Il Tirreno

Livorno

Scrittore antifascista e uomo libero Livorno celebra Carlo Coccioli

Maria Teresa Giannone
Scrittore antifascista e uomo libero Livorno celebra Carlo Coccioli

Il sindaco consegna la Livornina nella mani del nipote «Orgogliosi di lui». ll suo archivio in città dal Messico

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Livorno ha celebrato con la sua massima onorificenza, la Livornina d’oro, lo scrittore Carlo Coccioli. Anche lui come altri dei tanti figli illustri che la città ha dato alla storia, è uno dei dimenticati. E non tanto da Livorno quanto dall’Italia intera dalla quale ha dovuto fuggire perché si sentiva incompreso. Ha cercato di risarcirlo di questo amore mancato la giunta di Filippo Nogarin, quasi come suggello al suo mandato, attribuendogli all’unanimità il riconoscimento a quindici anni dalla morte.

Un premio che è stato consegnato ieri mattina nell’aula consiliare dal sindaco nelle mani del nipote Marco Coccioli, figlio di un fratello dello scrittore e suo erede spirituale. Si è detto «orgoglioso» il sindaco di ricordare «un intellettuale, un partigiano, uno scrittore, un antifascista, ma soprattutto un livornese estremamente coraggioso». Tutto vero: quando se lo trovavano tra i piedi i nostri intellettuali del dopoguerra lo snobbavano. Troppo scomodo, Coccioli, troppo anticonformista, scandaloso con quella sua sbandierata omosessualità e il suo furore divino. Non erano tempi e lui fuggì in Messico da dove scriveva incessantemente. E fuori dall’Italia arrivò la fama: i suoi romanzi avevano successo in Francia e in Sudamerica.

A Livorno era rimasto poco anche da ragazzo perché aveva seguito con la famiglia il padre ufficiale in Libia, ma l’imprinting era rimasto incancellabile. Si portava dentro la voglia di mare, la nostalgia della città in cui era nato nel 1920 e in cui era tornato ad abitare sugli scali delle Ancore per un paio d’anni tra il 1994 e il 1996 per poi fuggire. «Era stanco di non avere nessun respiro qui, nell’ambiente letterario italiano – ha detto il nipote Marco – Amava Livorno, ne ha sparpagliato i ricordi un po’ in tutte le sue opere. Eppure è stato sempre condannato ad abitare lontano dal mare». Il nipote, che continua a mantenere viva la memoria dello zio attraverso un sito aggiornatissimo, oltre che con la casa editrice Piccolo Karma, ha ricordato Franco Ferrucci, l’editore scomparso che aveva pubblicato con Erasmo nel 2010 “Documento 127”. «Era stato uno dei primi – ha detto – a credere nella sua riscoperta».

E poi non è vero che Livorno lo aveva dimenticato: gli aveva dedicato una sala alla biblioteca di Villa Fabbricotti e una strada a Porta a Mare. Ma ancora prima, nel 1990, il Lions Club Livorno Host gli aveva conferito il premio Lions: Coccioli era molto legato al fondatore del club Enrico Galletta e al socio Vincenzo Costa.

Lo scrittore è stato ricordato ieri anche da Gino Niccolai, presidente provinciale dell’Anpi, che ha sottolineato il suo coraggio di partigiano per cui fu insignito anche della medaglia d’argento.

Brani delle opere dello scrittore che proclamava con orgoglio la sua diversità sono statei letti ieri mattina da Rita Rabuzzi di Agedo Livorno e da Elisabetta Draghetti di Arcigay in rappresentanza del Tavolo Rainbow.

«È stato un gigante» ha detto l’assessore alla cultura Francesco Belais ricordando che c’è un archivio Coccioli che potrebbe venir trasferito a Livorno dal Messico. Un fondo prezioso che contiene la corrispondenza con personaggi importanti come André Gide. Del progetto di trasferire a Livorno l’archivio si è parlato anche anni fa ma poi non si è arrivati a concretizzare. Lo ha ricordato il giornalista Marco Ceccarini, uno dei pochi presenti ieri alla cerimonia che Coccioli lo ha conosciuto davvero durante i due anni del suo ultimo soggiorno livornese e che lo andava a trovare spesso: «In privato era un uomo semplice, mangiava poco anche se a volte Xavier, il suo figlio adottivo, preparava piatti squisiti come il pollo al cioccolato. Prima di andarsene mi ha regalato tutti i libri che a aveva qui». —



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