Gioco
Lo Stato si dà i super-poteri nel mondo globalizzato
LIVORNO. L’hanno chiamato “golden power” ed è una sorta di potere speciale che lo Stato si è autoattribuito per blindare – al di là del fatto che nella compagine soci figuri una partecipazione statale o comunque pubblica – una azienda, un servizio o una infrastruttura ritenuti fondamentali in nome degli interessi della sicurezza nazionale.
Un tempo erano aziende che il governo manteneva sotto il proprio controllo diretto. Poi nell’era delle privatizzazioni si è pensato di conservare in mano al potere pubblico il solo indirizzo. Ma gli effetti della globalizzazione dell’economia ha presto convinto i governi a trovare il modo di riprendersi in mano perlomeno la possibilità di non mettere completamente nelle mani delle logiche privatistiche del mercato la garanzia di una serie di funzioni che mettono in gioco assetti decisivi.
Ecco perché sotto governi di differente indirizzo si è puntato a indicare una serie di ambiti e di settori in cui lo Stato si reimpossessa di una sorta di diritto di “ingerenza”. Era stato il premier Monti già sette anni fa a dare un segnale normativo in questa direzione, poi nei governi successivi, incluso quello attuale, hanno aggiustato man mano il tiro.
Era stato un decreto del presidente della Repubblica nel 2014 a individuare una serie di elementi su trasporti, energia e comunicazioni da mettere al riparo da ogni interferenza: al secondo comma si aprla specificatamente di “infrastrutture di approvvigionamento di energia elettrica e gas da altri Stati, compresi gli impianti di rigassificazione di Gnl onshore e offshore”. Non potrebbe essere più evidente il riferimento all’impianto livornese. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google