Gioco
Il rigassificatore è in vendita ma il governo ora tira il freno
Il colosso tedesco Uniper a un passo dalla cessione al fondo australiano L’Asa fa da ago della bilancia ma in extremis arriva la modifica dello statuto
Il rigassificatore Olt collocato 22 chilometri al largo di Livorno «deve rimanere in mani italiane»: e questo «a garanzia del benessere e della sicurezza dei cittadini italiani», perché stiamo parlando di «un’infrastruttura strategica per il nostro Paese». Il tweet del sottosegretario pentastellato massese Andrea Cioffi, che al ministro di Luigi Di Maio si occupa di infrastrutture energetiche, arriva a distanza di poche ore dal “cinguettìo” del collega pari grado Guglielmo Picchi, leghista, fiorentino, che lavora alla Farnesina.
Le due anime del governo gialloverde litigano su tutto ma non sulla vendita del 48,2% del terminale offshore del gnl con il passaggio dal colosso tedesco Uniper a un fondo australiano (che, detto per inciso, di recente è passato dalle mani della Commonwealth Bank of Australia a quelle della Mitsubishi Ufj Trust and Banking Corporation, fra le prime cinque banche più grandi al mondo).
Di tweet in tweet
Le parole di Cioffi sembrano suonare simili a quelle di Picchi: anch’egli via Twitter parla di rigassificatori come «asset strategici del Paese» e invita a «maggiore cautela e condivisione prima che siano ceduti dai tedeschi agli australiani». Rincarando poi: «Il governo faccia review preventiva prima della cessione, per rassicurare tutti sulla sicurezza nazionale».
Se proprio vogliamo trovare una sottile differenza: Picchi chiede di intervenire prima della compravendita fra tedeschi e australiani (ma lo stato delle trattative potrebbe essere talmente avanzato da non esserci i margini di tempo mentre il governo è tutto preso da migranti e premier cinese); Cioffi insiste sul fatto che il terminal rimanga italiano (ma in realtà già da anni la partecipazione straniera è maggioritaria: si sfiora il 51% con i tedeschi di E. On e ora Uniper al 48,2% più il 2,7% di proprietà di Golar Lng, scandinavi con base alle Bermuda).
Il messaggio di Cioffi finisce così: «Metteremo in atto ogni iniziativa per tutelare l’interesse pubblico e impedire che questo asset diventi un mero strumento di business».
a portata di veto
Cosa significa «ogni iniziativa»? Picchi, in missione in Bahrein, spiega che «credo potremo capire intenzioni reali una volta convocati al ministero per lo sviluppo economico». E poi: «Certo che rientra sotto “golden power”». È una sottolineatura da non perdere di vista in termini politici: l’altolà politico alla compravendita.
È il quotidiano “Repubblica” a mettere l’accento sul fatto che la vicenda è finita sotto la lente d’ingrandimento anche dell’Authority per l'energia, che ha il compito anche di fissare a quanto ammonta il “fattore di garanzia”, cioè la redditività garantita da contributi pubblici (pagati tramite bolletta dai contribuenti) con cui lo Stato si assicura un canale di approvvigionamento energetico al di fuori della “dittatura del tubo”, cioè dribblando l’eventualità di uno stop delle forniture tramite gasdotto che ci metterebbero nei guai.
Dietro il timore dell’Authority, al di là delle ripercussioni sulle bollette – viene fatto rilevare – potrebbe esserci l’idea di premere su Iren perché non venda la sua quota a stranieri o di far entrare in gioco la Snam, “campione” made in Italy nelle infrastrutture per il gas.
Iren: non vendiamo
Già da fine estate, presentando il piano industriale, l’amministratore delegato di Iren Massimiliano Bianco l’aveva detto chiaro e tondo: il rigassificatore «non è strategico per noi» e tuttavia «venderlo non ci interessa».
Nelle prossime ore potrebbe saltar fuori qualche novità. Il motivo? Difficilmente società quotate in Borsa possono continuare a far finta di non esser alla ribalta delle cronache: dovranno dire qualcosa. Solo una dichiarazione di rito? Per annunciare un passaggio di quote – ma è solo una congettura – non c’è niente di meglio che farlo adesso con i mercati chiusi nel weekend: prima però bisognerebbe passare attraverso una offerta vincolante…
Emerge tuttavia anche un altro tassello del puzzle. Stavolta forse Uniper ha davvero la penna in mano per firmare l’atto dal notaio, ma possibile che l’acquirente si accontenti di una grossa quota (48,2%) ma pur sempre al di sotto della maggioranza di controllo del rigassificatore? Al pari ovviamente di Golar, anch’essa al di sotto del 3%, ecco che la società livornese Asa emerge come l’ “ago della bilancia”.
LA “FETTINA” DI ASA
Diversamente da quanto affermato ovunque, l’alleanza (Iren) fra le ex municipalizzate di Genova, Torino e emiliane non ha in mano tutto il suo 49% e spiccioli: uno spicchietto, pari al 2,3%, è nella cassaforte dell’ex municipalizzata livornese Asa. Che ha sì Iren come azionista di maggiore rilevanza (40%) ma i Comuni serviti hanno il restante 60% (36,5% Livorno, fra il 4 e il 5% Rosignano e Piombino, qualcosa più del 2% Collesalvetti e Cecina).
Dunque, a costo di finire in un ginepraio di carte bollate, l’Asa potrebbe provare a giocare una partita in proprio: e farsi valorizzare quel “quid” che consente alla partner più grosso (australiano? ) di conquistare il controllo del terminale, una infrastruttura che secondo le valutazioni correnti ha un valore sugli 800 milioni di euro.
L’eventualità è puramente fantapolitica, ma nella seconda metà del febbraio scorso è stata messa nero su bianco una modifica dello statuto che fissa un diritto di prelazione obbligando ciascuno dei soci, qualora voglia vendere, a offrirle prima di tutto agli altri soci. Senza possibilità di fare lo slalom: vale per le azioni, per le obbligazioni convertibili e per i diritti di opzioni in caso di aumento di capitale.
Non è detto che sia l’ultima volta che si mette penna su statuto e patti parasociali. Dovesse il fondo australiano subentrare effettivamente a Uniper, è probabile che si aggiorneranno a breve gli ingranaggi della governance interna. Iren ovviamente non vuole che Asa venda per conto proprio, ma vale anche l’opposto: è da presumere che verranno introdotti meccanismi di tutela reciproca. A cominciare dalla regolazione di una vendita in tandem. —
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