Gioco
«Il giornale ci dà voce, il Tirreno siamo noi» Il Caffè del direttore con un gruppo di lettori
Livorno: il primo incontro nel cuore della redazione per scoprire come si realizza il quotidiano. Oggi si replica alle 18
l’evento
Raffaella dice di aver scoperto una cosa che non filtrava dalle pagine in edicola, e cioè «la volontà di mettersi in discussione». Antonio è venuto perché «questo non è un giornale distante, ma anzi parla e ascolta la gente, dà voce ad una comunità, alla città e al mio quartiere». C’è chi si guarda intorno, vede le scrivanie, i giornalisti, i computer e chiede come si faccia a coniugare velocità e qualità dell’informazione nell’era del web. C’è chi, come Cesare, fino a pochi minuti fa era al bar e ha deciso di venire «perché ho letto dell’evento sul Tirreno ed ero curioso di scoprire come si costruisce un quotidiano».
Benvenuti alla prima giornata del “Caffè del direttore” al Tirreno. Un paio di vassoi pieni di tazzine, i biscotti portati da una lettrice affezionata, una quindicina di lettori accaniti arrivati da Livorno ma anche da Piombino e Massa Carrara seduti a un tavolo della redazione di viale Alfieri insieme al direttore Luigi Vicinanza. Un’iniziativa pensata proprio intorno al rito del caffè, «per incontrarsi, fare due chiacchiere su politica, sport, cronaca e anche su come si realizza un giornale», introduce il direttore. «Giù al piano terra abbiamo una grande sala, ma ho voluto ospitarvi qui – dice Vicinanza - perché questo è il cuore del giornale, volevo vedeste come funziona, raccontarvi come ogni giorno, dopo l’ultima riunione delle 18, si decidano 8 prime pagine per altrettante edizioni di un quotidiano che ha radici in ben 13 città della Toscana, dove siamo radicati per raccontare le nostre realtà». Circa un’ora di discussione per dare la parola ai lettori e in particolare a quelli di “Noi Tirreno”, la comunità formata da chi si è registrato online e oggi conta 73 mila persone. Un incontro che oggi farà il bis alle 18 e a cui si potrà partecipare iscrivendosi dal sito. Ci sono Alberto Guerrieri della Associazione diritto di vita dignitosa, organizzazione piombinese che si occupa di disabili e malati terminali, Raffaella Iebba, Patrizia Salutij, Renzo Bueno, Cesare Lazzini, lo scenografo Antonio Morozzi, Claudio Marmugi, comico e collaboratore del giornale, è venuto col babbo, poi il patron del ristorante La Barcarola Beppe Mancini, l’ex assessora Ina Dhimìgjini, Lelio Simi, il presidente di Confcommercio Livorno Alessio Carraresi e Margherita Dogliani, titolare del Biscottificio Dogliani a Carrara, è lei l’ideatrice delle speciali confezioni regalo per gli ospiti. Vicinanza e il vicedirettore Fabrizio Brancoli rispondono alle domande. E i lettori non si risparmiano. «Un po’ più di attenzione ai disabili», si fa avanti Guerrieri. «Alle barriere architettoniche», dice Morozzi, «ma con Caffè Tirreno avete dato voce alla gente».
C’è chi chiede della necessità di tenere il passo della rivoluzione digitale e chi della scelta di pubblicare a pagamento l’accesso ad alcune notizie online. «L’informazione di qualità, con approfondimenti e notizie verificate, ha un valore. E non può essere gratis. Renderla gratuita significa affossarla e dunque cancellare ogni speranza di pluralismo e soprattutto un tassello fondamentale della nostra democrazia - dice il direttore - Perché è bene ricordare che chi, anche fra chi riveste cariche istituzionali, racconta che i giornali percepiscono finanziamenti pubblici vi propina una delle più grandi fake news. Né i giornali locali né i nazionali prendono un euro. Gli unici a farlo sono quelli editati da cooperative, gli organi di partito e quelli espressione di minoranze linguistiche». —
M.N.
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