Il Tirreno

Livorno

la celebrazione del “compleanno” 

Livorno festeggia i 413 anni tuffandosi dentro la storia

Livorno festeggia i 413 anni tuffandosi dentro la storia

In cattedrale con il vescovo e la vicesindaca l’associazione La Livornina rievoca l’elevazione a città nel 1606 con il capperuccio al gonfaloniere Borromei 

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LIVORNO. Il giorno esatto sarebbe la festa di san Giuseppe, il 19 marzo: e non per caso, visto che è stata la principale ricorrenza civica del Granducato finché il titolo di patrono della Toscana è stato trasferito da san Giuseppe alla Madonna di Montenero. Ma quest’anno l’appuntamento per celebrare il “compleanno di Livorno” – cioè l’elevazione al rango di città ben 413 anni fa – è arrivato con due giorni d’anticipo per far coincidere la festa con il giorno domenicale.

Protagonista della tradizionale rievocazione è stata l’associazione culturale La Livornina, che con le sue rievocazioni storiche in costume d’epoca ha fatto riscoprire il fascino di tanti pezzi della nostra memoria storia. È andata in scena ieri mattina, alle 10,30 sotto la navata della cattedrale alla presenza del vescovo Simone Giusti e della vicesindaca Stella Sorgente: è stato proprio il vescovo a officiare il rito religioso solenne al termine del quale è avvenuta la consegna del “capperuccio”.

Il “capperuccio” simboleggia la dignità del gonfaloniere investito delle legittimazione granducale: è conservato a Palazzo Civico. Fino a qualche anno fa era tradizione che venisse custodito nello studio del sindaco, è stato Filippo Nogarin a decidere di spostarlo nella sala della giunta municipale.

«Nel febbraio del 1606 fu consacrata la Chiesa Maggiore (Duomo) – viene spiegato dal quartier generale dell’associazione culturale labronica – e Bernardetto Borromei già gonfaloniere, fece dipingere a proprie spese, dall’artista Giandomenico Cresti detto “il Passignano” il quadro dell’Assunta. Questo per ingraziarsi i favori del popolo e del granduca Ferdinando. L’opera è ancora visibile nel soffitto ad intaglio dorato della Cattedrale».

La mattina del 19 Marzo1606 – si sottolinea – nella piccola cappella dedicata a San Francesco in Fortezza Vecchia, al cospetto di Sua Altezza Serenissima il Granduca Ferdinando, giunto per l’occasione con il suo seguito a Livorno, e del Consiglio degli Anziani quali Ceseri Bisconti, Giovanni Vinciguerra, Antonio della Sella e Matteo Buonadè, venne celebrata la funzione religiosa». Al termine della liturgia – viene ribadito – « il gonfaloniere Borromei, vestito alla civile di un lucco di damascato nero ricevette dal Granduca la stola o striscia, detta “Capperuccio”, in velluto rosso con rifiniture in pelle bianca, segno della sua nuova dignità». Illustrando il senso storico della rievocazione, gli esponenti della Livornina ricordano che il granduca, ponendogli la stola sulla spalla sinistra disse solennemente: “Questo sarà il segno d’onore che da oggi e per il futuro porteranno i Gonfalonieri della città”». È in questo modo che Livorno venne elevata al nuovo rango di città e a Borromei venne conferito l’incarico di primo gonfaloniere togato.

È con questa cerimonia che Livorno ha avuto l’occasione di festeggiare la propria elevazione a città: «Una città giovane, confrontata alle “sorelle” toscane, che comunque ha 413 anni di storia», dicono dalla sede della Livornina tenendo a rimarcare l’importanza delle radici della nostra città. —

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