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Livorno, città di mare nata senza frontiere «Dal Senegal un’odissea ma ora qui sono felice»
Tante testimonianze al Medì, il convegno internazionale delle Città del Mediterraneo promosso dalla Comunità di Sant’Egidio
storie
Una città che si fa porto è una città che ha un’anima, che accoglie, che sa trasformare in risorsa le diverse generazioni e le giovani forze che in essa approdano. A Medì, il convegno internazionale delle Città del Mediterraneo promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, si è disegnata come una mappa di crescita e futuro, tracciando diverse rotte.
«Il terrorismo e l’attacco alla natura tolgono futuro» sottolinea Halima Aissa, tunisina, a Livorno che con altre donne ha raccolto dossier su giovani immigrati spinti dalla disoccupazione e dalla ricerca di democrazia a fuggire verso l’Europa «nonostante rischi di molteplici naufragi. Ecco perché sono importanti le città porto».
«Il vero problema del nostro Paese non sono quelli che arrivano ma i tanti giovani che se ne vanno» sostiene Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio. 985 mila italiani sono andati via dalla penisola in pochi anni. «Bisogna capire perché, ma il fenomeno potrebbe conoscere un ripensamento se si sviluppasse una nuova passione civile e comunitaria per il tessuto interiore e amicale delle nostre comunità. Livorno è un microcosmo del vivere mediterraneo – dice Riccardi –. L’anima della città mediterranea, sia Istanbul o Roma, Livorno o Beirut, è l’incontro». Olivier Roy (Istituto Universitario Europeo) coglie nel passaggio dal mondo rurale alla prevalenza di quello urbano qualcosa che mette in crisi anche i fondamenti religiosi. Tuttavia si verifica «un ritorno al locale, con persone che si sono specializzate e ritornano nei luoghi da cui sono partiti o nei centri del mondo non urbanizzato».
Tutta la platea si è alzata in piedi quando a Medì è stata proiettata l’immagine di Dafne Caruana Galizia, dopo le parole coraggiose di Manuel Delia, giornalista de The Times of Malta, che ha raccolto l’eredità di Dafne, uccisa a Malta nel 2017 per la sua costante denuncia dei traffici illeciti presenti nell’isola, legati alle società off-shore, nonché il coinvolgimento di alcuni politici maltesi nei Panama Papers.
Z. viene dal Senegal e racconta la sua storia del terribile passaggio dalla Libia fino a Livorno: «In Libia ti mettevano a sedere e uno veniva davanti a te e ti diceva di chiamare i tuoi genitori per farti mandare i soldi. Se dicevi che non avevano niente, allora ti facevano 3 volte la domanda per farti chiamare: alla terza volta che tu rifiutavi di chiamare a casa per farti inviare i soldi, ti bastonavano nudo».Poi il tragitto in mare: «Due ore dopo la partenza il motore non funzionava più e ci siamo fermati in mezzo al mare, dove siamo rimasti altre due ore, chi urlava”Moriremo qui! ”, chi piangeva …. Sono arrivati quattro squali che ci giravano intorno alla barca, con la pinna fuori … Io li avevo visti solo nei film. Poi è arrivato l’elicottero e dopo mezz’ora è arrivata la barca della Croce Rossa per salvarci. Siamo rimasti un giorno nella nave e poi siamo sbarcati in Sicilia. Era il 13 aprile 2015 e ci hanno messo in fila per chiederci i nostri dati. Siamo rimasti in Sicilia una notte e poi il il pullman e con la fortuna siamo arrivati a Livorno». Infine a Livorno: «Ora sono qui, Livorno mi piace tantissimo e mi sento cittadino di questa città: ho un lavoro e quando non lavoro, vado con altri ragazzi della scuola ed alcune nostre insegnanti della scuola di italiano a trovare alcuni anziani di un istituto del centro e questo mi dà tanta gioia».
Attraverso due citazioni (Rutilio Namaziano, un poeta della tarda latinità, e le Livornine) lo scrittore livornese Simone Lenzi ha spiegato che «prima dell’origine di questa città c’è dunque il bisogno di preparare il terreno, di darsi da fare perché sia in qualche modo possibile una fondazione» e che i Medici hanno dato fondamento alla città poiché «nel sogno mediceo la fondazione di Livorno passa per un appello ai mercanti di ogni latitudine a popolare questa città nuova». Ma spinto verso il presente Lenzi continua: «Fra la visione della città di cui questi due testi recano testimonianza e la sua realizzazione, c’è dunque un attimo di pienezza laboriosada cui bisogna ogni volta ripartire perché le avversità del presente non ci costringano alla resa. Il presente, infatti - dice Lenzi - , ci parla di una pericolosa tentazione alla chiusura, alla recinzione di orticelli che non danno più frutto, alla costruzioni di muri. Ce ne parla anche a Livorno, una città, questa città, che negli ultimi anni si è crogiolata in uno sciagurato sogno di autosufficienza che tradisce la sua più intima vocazione e il suo stesso destino. Livorno è nata invece per incarnare un sogno che aveva da essere reale, libero e amplissimo, su un terreno che, in vista di questo, andava preparato. Ecco: preparare il terreno. Credo sia proprio questo desiderio a ispirare il presente incontro e, più in generale, l’opera spesso poco clamorosa ma proprio per questo tanto più efficacie e indispensabile della Comunità di Sant’Egidio, che con generosa pazienza lavora da sempre alla bonifica culturale di un terreno di incontro possibile».Alle città come Livorno fa riferimento Anis Issa, di Alessandria, intellettuale copto-ortodosso e assistente culturale del Patriarca di Alessandria Tawadros II, per il quale «la diversità culturale, il cosmopolitismo, sono la vocazione della città, elisir di giovinezza e fonte di bellezza».
I bambini delle Scuole della pace di Sant’Egidio hanno reso un omaggio all’isola di Lesbo, donando una raccolta di fondi consegnata ad Eric Kempson. Ex manager del Safari Park di Portsmouth (Inghilterra), Kempson si è trasferito con la famiglia a Lesbo nel 1999 dove ha avviato una piccola azienda agrituristica. Nel 2015 Eric e la sua famiglia sono stati i primi e tra i pochi soccorritori dell’ondata di persone, in fuga dalla Siria, attraverso il mare. Kempson ha promosso il progetto Hope per l’accoglienza e il salvataggio dei profughi nelle acque dell’Egeo. A Medì il saluto del vescovo Simone Giusti, con l’invito a «superare insieme, con i corridoi umani, il dramma che vive il Mediterraneo». La vicesindaca Stella Sorgente ha sottolineato come elemento distintivo di Livorno «è lo spazio aperto e che tenendo conto che i futuri livornesi potranno essere anche quanti ora presentano un’altra nazionalità si potrà eleggere tra i nuovi europei un consigliere aggiunto per il Comune». —
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