Il Tirreno

Livorno

Una folla in lacrime al funerale di Michael, morto a 28 anni

Stefano Taglione
Il padre di Michael, Massimiliano Del Vivo, dopo il funerale. Nel riquadro il giovane morto
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Il padre di Michael, Massimiliano Del Vivo, dopo il funerale. Nel riquadro il giovane morto

Livorno: il parroco ricorda il ragazzo deceduto dopo il furto e l’inseguimento con la polizia: «La gloria del cielo perdonerà la tua fragilità»

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LIVORNO. «Nella gloria del cielo troverai il perdono delle fragilità». Folla in lacrime per l’ultimo saluto a Michael Del Vivo, il giovane morto a 28 anni nello schianto contro un’auto parcheggiata ad Antignano per sfuggire alle volanti della polizia che lo stavano inseguendo. La tragedia all’una della notte fra lunedì 11 e martedì 12 marzo, dopo che il ragazzo – «rovinato dalla cocaina», hanno spiegato al Tirreno i genitori Massimiliano Del Vivo e Rita Salvi – aveva infranto una vetrata della Baracchina Azzurra, il noto locale di viale Vespucci.

Venerdì 15 marzo, alle 15.15, alla camera mortuaria si è svolto il funerale del ragazzo, curato dalla Svs. Il padre lo ha salutato appoggiando sul feretro una maglia del Livorno, la squadra che Michael – grande appassionato di calcio – tifava fin da bambino. Commovente l’abbraccio della folla ai genitori e al fratello Andrea Del Vivo. Il giovane è stato poi seppellito al cimitero dei Lupi.

Sulla sua morte la procura di Livorno ha aperto un fascicolo. Iscritto nel registro degli indagati, per il reato di omicidio stradale, l’autista della volante che inseguiva Del Vivo. Si tratta di un agente di 35 anni, nato a Pisa e residente a Piombino. Un atto dovuto per il pm Massimo Mannucci, per dare modo al poliziotto di difendersi e spiegare la sua versione dei fatti. Secondo quanto emerso il ventottenne, cercando di sfuggire al probabile arresto, si è dato alla fuga su un Piaggio Liberty rubato in via Marradi.

Da viale Amerigo Vespucci sarebbe quindi finito su via del Littorale, poi in via Ozanam, dove affiancato dalla volante che gli ha intimato l’alt avrebbe prima sbattuto su un’auto parcheggiato, poi sulla macchina della questura, finendo la sua corsa contro un terzo mezzo posteggiato. Il ragazzo è morto dopo oltre due ore di agonia al pronto soccorso dell’ospedale, dove è stato trasportato in condizioni disperate da un’ambulanza della Misericordia di via Verdi.

Sulla sua morte sono intervenuti anche i militanti di Potere al Popolo. «Vorremmo sapere – scrivono, riferendosi ai tanti commenti di odio che su Facebook hanno ferito in primis la famiglia – cosa è rimasto nel cuore dei cittadini livornesi? Pochi giorni fa un ragazzo di soli 28 anni moriva in un incidente stradale, e molte persone le abbiamo viste esultare perché era un “tossico”, un “ladro”, un “drogato”. Sicuramente quel ragazzo stava scappando nella notte dalla polizia, molto probabilmente in seguito a un furto di 150 euro dalla cassa di un bar. Fino a qui i fatti, e il rischio delle dovute conseguenze. Ma chiariamoci un attimo: quali conseguenze? Pensiamo che le conseguenze di un atto del genere – concludono – debbano essere un processo, un’accusa, una difesa e una sentenza con eventuale condanna o assoluzione. Nient’altro».
 

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