Il Tirreno

Livorno

Trovato in mare e sepolto senza un nome Dopo vent’anni finalmente spunta la verità

Mauro Zucchelli
Trovato in mare e sepolto senza un nome Dopo vent’anni finalmente spunta la verità

Il cadavere era di un giovane croato all’epoca trentaquattrenne: Zlatko Brajko. Identificato grazie al commissario in pensione Ilario Sartori  

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«Era una promessa fra me e lui, glielo avevo giurato il giorno in cui l’abbiamo seppellito al cimitero dei Lupi e noi poliziotti eravamo gli unici ad accompagnarlo alla tomba perché nessuno sapeva chi era. Solo un corpo senza nome trovato nel mare di Capraia». Ilario Sartori, ex dirigente di polizia, non si è arreso neanche quando è andato in pensione. Anzi, il giorno in cui i colleghi lo salutavano perché lasciava il servizio aveva ripetuto quella promessa. A distanza di più di vent’anni, ce l’ha fatta e quello che per il programma tv “Chi l’ha visto” era «lo sconosciuto di Capraia» ora ha un nome. Si chiamava Zlatko Brajko, era nato il 12 maggio 1964, cittadino croato scomparso da Bol, sull’isola di Brac, costa dalmata.

L’avevano ripescato il 18 luglio di 21 anni fa in mezzo al mare a nord-ovest di Capraia: l’autopsia dirà che il cadavere era in acqua da giorni e presentava gli effetti evidenti della prolungata esposizione al sole e mmersione in acqua. Unici indizi un orologio marca Casio modello G Shock e una scarpa numero 47 con un simbolo stilizzato rosso sulla suola (che dopo una ricerca sui marchi di tutto il mondo si scoprì essere il logo del fabbricante svizzero di scarpe da barca Vogel) e il numero 7085 stampigliato all’interno, forse il lotto di fabbricazione. E soprattutto una fede, portata all’anulare, con l’incisione interna di un nome (Caterina) e una data (24 ottobre 1992).

Sartori partì da quel nulla per avventurarsi in una indagine mai fatta prima: immaginare che Caterina fosse la moglie e sperare che quella fosse la data delle nozze. Per questo in tutta Italia sono stati analizzati 34mila matrimoni. «Ho capito che dovevo ribaltare la ricerca: non più partire dagli indizi intorno al corpo ma da quello che il volto sciupato di quel cadavere diceva», racconta l’ex poliziotto. Risultato: «Ho visto che tanti organi di polizia dei più vari Oasi del mondo mettevano in rete un crescente numero di volti di persone scomparse. Ho pensato che forse i familiari pensavano semplicemente che fosse sparito, non che fosse morto. Mi sono passato migliaia e migliaia di facce sul mio computer di casa. Quando ho visto quella fossetta sotto il mento mi sono detto: ci siamo. E quando scandagliando i social ho scoperto che sua moglie si chiama Caterina mi sono detto: a questo punto siamo praticamente sicuri che sia lui». —

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