Gioco
Addio a Renato Spagnoli giocoliere di colori al futuro
Aveva 90 anni e fino all’ultimo ha partecipato alle mostre dedicate alle sue opere Una vita tra arte, politica e lavoro: «Ho fatto di tutto, sono un autodidatta»
Era un ragazzo di 90 anni e non solo per il portamento gagliardo e la lucidità senza crepe ma soprattutto per l’entusiasmo e l’ironia con i quali, fino all’ultimo, all’ultima mostra, all’ultimo incontro con il pubblico, rispondeva ai tributi e ai complimenti. Nel suo studio, dove non ha mai smesso di lavorare, nelle gallerie della città e di tutta Italia, Renato Spagnoli sembrava aver attraversato senza l’offesa del tempo quasi un secolo di vita, anche vita dura e lavori pesanti, con la guerra di mezzo, e di arte. Così la sua morte, avvenuta l’altra sera dopo una breve malattia, ha addolorato la comunità artistica e culturale livornese ma non solo, perché Spagnoli era un artista stimato e quotato a livello nazionale e internazionale. La sua ultima grande soddisfazione professionale è di questi giorni. Gian Marco Casini, titolare della Marco Casini Gallery, che insieme a Roberto Peccolo gli aveva dedicato una mostra a dicembre in occasione del suo novantesino compleanno, è anche un appassionato estimatore dell’artista. Così, in occasione di Arte Fiera a Bologna (una grande fiera internazionale) il mese scorso ha esposto una serie di lavori di Spagnoli. Sette di questi sono stati acquisiti dalla celebre e prestigiosa collezione La Gaia, un privato che può vantarsi di avere appeso un Modigliani in camera da letto e possedere circa 2000 capolavori di valore incalcolabile come sette Marilyn di Andy Warhol, pezzi di Pino Pascali, di Munari, Fontana. «Sono andato a trovarlo in ospedale per dirglielo - racconta Casini - e lui ne è stgato felice e orgoglioso...».
Perché Spagnoli non se la tirava,livornese nel midollo anche nella tipica modestia labronica, nato in via Garibaldi, cresciuto comunque sempre in città), gli piaceva raccontare barzellette, fare giochi di parole , non prendersi troppo sul serio. Era nato a Livorno il 28 dicembre del 1928. Dopo la guerra ha militato nel Pci, ha fatto il ferroviere, ha scoperto l'arte moderna negli anni '60: «Avevo visto solo le barchette che facevamo qui, mi portarono alla Biennale di Venezia e rimasi folgorato». Giocando con le parole diceva di considerarsi «meno di un autodidatta, direi un motodidatta» e il riferimento alla moto non era solo dovuto alla necessità di “diminuire” ulteriormente il termine autodidatta ma anche alla giacca da motociclista sul fisico asciutto con l piacere di raccontare la sua storia, storia di vita anche dura. «Ho fatto i peggio lavori, anche lo scaricatore, i colleghi più robusti mi aiutavano, io ero mingherlino. Mi mandavano a pulire i cessi così non mi spezzavo la schiena. Erano di cuore, cuore livornese».
Ma lui il talento lo aveva dentro e dopo quella folgorazione alla Biennale di Venezia - niente “barchette” ma installazioni, provocazioni e libertà creativa - irruppe prepotentemente nella sua vita insieme all’arte contemporanea e ad amici importanti come Munari che era di casa e se lo ricordano bene il figlio Enrico e la moglie Lunella. Le sue opere - dalle prime sperimentazioni astratto-geometriche alle opere del periodo del gruppo Atoma (1963-1966), interamente dedicate alla frantumazione della parola e delle lettere alfabetiche, alle opere astratte su tela e metacrilati colorati degli anni ‘70/‘80 fino ai recenti esiti di “Rilievi” e “Sculture” serie di lavori eseguiti in legno dipinto dagli intensi colori primari - hanno fatto il giro del mondo e sono tuttora esposte in gallerie e musei importanti come la Gam di Torino, in Europa, in America. Gli anni Sessanta furono comunque il trampolino di lancio. Memorabile “Ambiente ’68”: nel 1968 Spagnoli iniziò infatti a a realizzare opere a stampa serigrafica e su lastra di metacrilato e dodici di queste lastre formano l'opera "Ambiente 68", una installazione di 15 metri quadri n cui si può camminare all'interno. Nello stesso anno, selezionato con altri artisti da Munari per una mostra a livello internazionale, soggiornò a Parigi, conobbe Eliseo Mattiacci e Giorgio De Marchis e collabora con Lara-Vinca Masini all'allestimento della Biennale dei Giovani.A Livorno è soprattutto negli ultimi anni che, come accade spesso agli artisti di casa, Renato Spagnoli ha avuto finalmente vetrine appropruate alla sua fama. Tante mostre, anche recenti, tra le quali oltre a quelle del compleanno da Peccolo e Gian Marco casini anche la grande mostra alla Fondazione Livorno coincisa con l’acquisiazione e poi l’installazione davanti alla sede di “Grido Rosso”, una grande sagoma rossa che si lancia verso il cielo proprio davanti alla sede della Fondazione. Fu un’altra occasione, una delle tante, in cui Spagnoli ha potuto incontrare e conoscere la sua città e i suoi ammiratori.La sua scomparsa lascia un vuoto trasversale, perché non solo gli addetti ai lavori amavano quest’uomo semplice e arguto e le sue opere. L’ultimo saluto è oggi alle 16: il funerale partirà dalla camera mortuaria per raggiungere il cimitero dei Lupi. —
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